Un milione e 130 mila famiglie sono senza alcun reddito


di Luca Fazio – il manifesto

La realtà è più dispe­rata, o furba, delle sta­ti­sti­che. Pren­diamo la povertà asso­luta. Secondo l’Istat, nel 2010, una fami­glia for­mata da una cop­pia di anziani resi­denti a Milano era “asso­lu­ta­mente povera” se soste­neva una spesa men­sile per con­sumi pari o infe­riore a 964 euro. Aver­cene! Per­ché oggi, dopo quat­tro anni di crisi, sem­pre l’Istat ci rac­conta che in Ita­lia ci sono — almeno, aggiun­giamo noi — 1 milione e 130 mila nuclei fami­liari senza alcun red­dito, cioè milioni di per­sone che soprav­vi­vono senza gua­da­gnare nem­meno un euro al mese. Zero soldi sudati. Come chia­marle, visto che le fami­glie asso­lu­ta­mente povere dovreb­bero rag­gra­nel­larne circa 1000 al mese? Forse reiette, come si diceva nei secoli dove la povertà era nor­male e dun­que meno fasti­diosa da sop­por­tare per i benestanti.

Il nuovo dato sta­ti­stico dell’Istat, se ripu­lito dagli ere­di­tieri o dai ram­polli disoc­cu­pati della bor­ghe­sia pro­prie­ta­ria che almeno affit­tano case per sti­pen­diarsi l’esistenza, dice di una fetta sem­pre più con­si­stente di ita­liani senza lavoro che è impos­si­bi­li­tata a met­tere insieme il pranzo con la cena, e sug­ge­ri­sce che è sem­pre la fami­glia l’unico soste­gno per chi soprav­vive giorno per giorno (un fra­tello o una sorella, una madre pen­sio­nata, uno zio a posto, o una pic­cola ere­dità di ses­santa metri qua­drati da far fruttare).

Di que­sti 1 milione e 300 mila nuclei fami­liari, quasi mezzo milione (491 mila) cor­ri­sponde a cop­pie con figli, men­tre 213 mila sono madri sole. I nuovi poveri sono mol­tis­simi, per­ché il numero di fami­glie dove tutti i com­po­nenti sono disoc­cu­pati è cre­sciuto del 18,3% in un solo anno (+175 mila rispetto al 2012). Il con­fronto è dram­ma­tico con­si­de­rando l’anno pre­ce­dente: dal 2011 al 2013 si è veri­fi­cata una cre­scita del 56,5%, le fami­glie dove non cir­co­lano soldi sono cre­sciute più del dop­pio. In numeri asso­luti le fami­glie senza un red­dito erano 955 mila nel 2012 e 722 mila nel 2011. Andando indie­tro negli anni si sco­pre che l’aumento della povertà asso­luta è una costante: nel 2007, l’anno che ha pre­ce­duto la crisi a livello mon­diale, le fami­glie che rien­tra­vano nella cate­go­ria dei “senza red­dito” erano 466 mila. Dopo sette anni la cifra è più che raddoppiata.

Sono sto­rie comuni. Anziani fuori da mer­cato del lavoro, pen­sio­nati con figli stu­denti o disoc­cu­pati, madri che devono man­te­nere i figli, gio­vani cop­pie senza un lavoro. Come sem­pre, nella clas­si­fica della sof­fe­renza pri­meg­gia il sud Ita­lia: sono 598 mila le fami­glie dove tutti risul­tano disoc­cu­pati, più del 50% del totale. Nel nord invece sono 343 mila, nel cen­tro 189 mila. Il feno­meno, comun­que, è in aumento dappertutto.

L’Istat, se vogliamo cam­biare pro­spet­tiva pun­tando lo sguardo su quelli che bene o male ce la fanno, for­ni­sce un altro dato del 2013 che dovrebbe far riflet­tere il governo che pensa di uscire dalla crisi rega­lando 80 euro in busta paga — a chi ce l’ha — un mese prima delle ele­zioni: il numero dei nuclei fami­liari con tutti i com­po­nenti che ave­vano un lavoro nel 2013 (13 milioni e 691 mila) è calato di 281 mila unità in un anno. Signi­fica che il 2% si è peri­co­lo­sa­mente avvi­ci­nato a quella soglia che fino a qual­che anno fa molti non ave­vano nem­meno la fan­ta­sia di evo­care. La povertà. Stando così le cose, ognuno fa e spende quel che può. E sono nuovi dati, que­sta volta sui con­sumi. La reces­sione, con­stata que­sta volta uno stu­dio di Unim­presa, ha cam­biato radi­cal­mente le abi­tu­dini al super­mer­cato: il 71,5% degli ita­liani rispar­mia sul cibo e rispetto al primo tri­me­stre dell’anno scorso sono più che rad­dop­piati gli acqui­sti di offerte spe­ciali (e 5 per­sone su 7 hanno fatto la spesa almeno una volta in un discount).

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