Spending review, se l’Irpef concede Cottarelli taglia


Pubblicato il 19 mar 2014

di Roberto Romano

Il com­mis­sa­rio Cot­ta­relli ha con­se­gnato, la set­ti­mana scorsa, alla Pre­si­denza del Con­si­glio un piano per rispar­miare 7 mld di euro, alzando così il limite da 3,2 mld già sta­bi­lito nella Legge di Sta­bi­lità. Gli inter­venti pro­spet­tati sono in alcuni casi giu­sti, in altri casi rical­cano il solito cli­ché: troppa buro­cra­zia, troppi spre­chi e, alla fine, un eccesso di spesa pub­blica che ral­len­te­rebbe la debole cre­scita economica.

Secondo il com­mis­sa­rio inca­ri­cato da Renzi di affon­dare le for­bici per far tor­nare i conti, sarebbe pos­si­bile rispar­miare 500 mln ridu­cendo gli sti­pendi dei mana­ger pub­blici, 800 mln dall’acquisto di beni e ser­vizi, 400 mln dai costi della poli­tica, chissà cosa ne pensa la demo­cra­zia, 1 mld dai tra­sfe­ri­menti alle imprese pub­bli­che, in sostanza tra­sporto pub­blico locale su ferro e gomma. E Renzi ha dichia­rato che le pen­sioni non saranno inte­res­sate dalla revi­sione della spesa, ma dalla tabella (il sole 24 di ieri) spicca il rispar­mio di 1,4 mld di euro.

Si tratta di un rispar­mio rela­tivo a un con­tri­buto una tan­tum da parte delle pen­sioni e 200 mln per un alli­nea­mento dei con­tri­buti delle donne (da 41 a 42 anni). Le tanto cri­ti­cate auto blu con­tri­bui­ranno con 100 mln.

La rela­zione con­se­gnata da Cot­ta­relli non è, però, banale. Non tanto per la neces­sità di recu­pe­rare tra mag­gio e dicem­bre 4 mld di euro per la “presa per il cuneo” degli ita­liani, piut­to­sto per le impli­ca­zioni che la spen­ding review richiama. Cot­ta­relli sot­to­li­nea delle cri­ti­cità tutt’altro che secon­da­rie. Se riman­gono gli obbiet­tivi di inde­bi­ta­mento pub­blico, i risparmi saranno in gran parte desti­nati alla ridu­zione dell’indebitamento, non certo per lo scopo annun­ciato di ridu­zione delle tasse. Ovvia­mente Renzi può avvi­ci­narsi alla fati­dica soglia del 3% del Pil, ma i pro­blemi non per que­sto sva­ni­scono. Pochi lo sanno e per que­sto vale la pena ricor­darlo,ma gran parte della spen­ding review è già impe­gnata o ipo­te­cata dalla legge di Sta­bi­lità e dal man­cato taglio delle detra­zioni fiscali, cioè 500 mln per il 2014, 10,4 mld per il 2015 e 14,8 mld per il 2016.

Se poi con­si­de­rate che Cot­ta­relli ha avviato una inda­gine sulla spesa sani­ta­ria, la fina­lità è quella di con­se­guire un ulte­riore rispar­mio di 300 mln, e si può facil­mente capire quale sia il punto di caduta.

Sostan­zial­mente la spen­ding review potrebbe togliere dalle tasche dei cit­ta­dini quanto la ridu­zione della pres­sione fiscale con­cede. Pro­vate a imma­gi­nare cosa signi­fica ridurre di 15 mld di euro le detra­zioni fiscali. Altro che 1000 euro nelle tasche dei cittadini.

Come al solito si rinun­cia a gover­nare la spesa pub­blica e le entrate pub­bli­che. Pen­sare al buon fun­zio­na­mento della mac­china pub­blica costa fatica, ma lo sforzo prin­ci­pale dovrebbe essere quello di aggre­dire la for­ma­zione della spesa e di rimo­du­lare quella che non favo­ri­sce la cre­scita eco­no­mica, ricon­trat­tando molte (troppe) opere inu­tili. Tra l’altro pro­du­cono ren­dita, non certo reddito.

I metodi della pro­gram­ma­zione del bilan­cio hanno visto lo svi­luppo di diverse meto­do­lo­gie (“costi-benefici”, “bilan­cio a base zero”, ecc.), ma sem­pre con la fina­lità di gover­nare la for­ma­zione della spesa pub­blica, supe­rando la logica del rispar­mio più o meno neces­sa­rio. Solo in que­sto modo la scelta della com­po­si­zione e della for­ma­zione della spesa diventa poli­tica eco­no­mica pubblica.