Rifondazione comunista contro la “malascuola ” di Renzi


Pubblicato il 9 giu 2015

Ordine del giorno sulla scuola approvato dal Comitato Politico Nazionale (6-7 giugno 2015)

 

L’accelerazione che Renzi ha impresso alle politiche neoliberiste in ogni campo, si realizza in questi giorni nel tentativo di far passare in Parlamento e  nell’opinione pubblica un disegno di legge con l’accattivante titolo della “Buona Scuola”. In realtà questo disegno di legge prepara la fine della scuola della Repubblica e della Costituzione, di quella istituzione statale che Calamandrei aveva definito il IV° organo costituzionale, quello più in grado di realizzare l’art.3 della Costituzione, cioè la rimozione delle disuguaglianze.

Il disegno di legge:

1) Mette una logica aziendalistica al centro del sistema scolastico, affidato a un preside-manager dotato di poteri enormi sia per la gestione del personale che per gli stessi contenuti della didattica, con il definitivo azzeramento delle prerogative degli organi collegiali, ridotti ad organismi da “sentire” o da “consultare”.

2) Azzera le pratiche di partecipazione, cooperazione e collegialità che sono state il tratto qualitativo della scuola italiana, e per questo considerate pericolosi impacci da liquidare, come in generale i diritti e la democrazia.

3) Si rendono subalterni, interi pezzi dell’istruzione superiore, alle esigenze delle imprese, con l’esaltazione e la generalizzazione dell’alternanza scuola-lavoro

4) Prevede l’ennesima incostituzionale elargizione di fondi alle scuole paritarie. Altri 200 milioni di euro che si aggiungono al fiume di denaro che, direttamente o indirettamente, Stato, Regioni ed Enti Locali versano nelle casse delle scuole private. Allo stesso tempo si appresta ad affidare il sostegno economico alle scuole statali al 5 x mille – momentaneamente stralciato ma che il Governo ha dichiarato di voler ripresentare nella Legge di stabilità – con tutte le disuguaglianze che questo comporta.

5) Prevede l’assunzione di un numero di precari sempre insufficiente in rapporto alle disponibilità dei posti e alle necessità. Oltre tutto questo provvedimento assume il carattere di  ignobile ricatto se non viene scorporato dal disegno di legge sulla “Buona Scuola”.

6) L’accanimento contro i precari si esercita anche nel comma, contro cui abbiamo prodotto un’interrogazione al Parlamento europeo, che escluderebbe da ogni tipo di supplenza chi ha raggiunto 36 mesi di anzianità.

7) Ricorre alla delega, per una quantità infinita di materie importanti senza indicazioni precise dei limiti della delega stessa, senza ulteriori passaggi parlamentari, tantomeno per gli organismi di tutela e controllo della scuola .

Contro questo disegno distruttivo si è sollevato un grande movimento di massa per la difesa della scuola pubblica, arricchito dalle esperienze acquisite nelle lotte contro la Gelmini e la Moratti, ma ancora più esteso, più reattivo, più capace di mobilitare i vari ordini di scuola, gli studenti, i genitori e i cittadini. Questo movimento, preceduto da elezioni delle RSU molto partecipate, ha prodotto un’inedita convergenza sindacale. Dopo lo sciopero del 5 maggio, il riuscito boicottaggio delle prove Invalsi e il passaggio della legge alla Camera, che con tratto autoritario e arrogante nulla ha raccolto delle critiche ampie e motivate all’impianto della legge, il movimento è cresciuto e si è dato appuntamenti nei prossimi giorni nelle piazze  e nelle scuole, anche con l’impegno dello sciopero degli scrutini. Ha l’obiettivo di fermare l’approvazione di questa legge, ma già si attrezza e discute sul dopo voto e sul possibile referendum abrogativo. Al disegno di Legge Giannini si contrappone il testo della LIP, una legge d’iniziativa popolare elaborata dal movimento contro la Moratti, depositato allora dai nostri parlamentari e riconsegnato recentemente dal comitato promotore, di cui facciamo parte, all’iniziativa di un gruppo di parlamentari.

Molte e molti nostre/i iscritte/i sono impegnati in questo grande movimento come RSU, come quadri dei sindacati della scuola, come rappresentanti dei genitori, nelle reti dei movimenti territoriali di difesa della scuola pubblica, ma il Partito tutto deve fare un salto  di qualità nell’assumere questa battaglia contro la “mala scuola di Renzi”,  sostenere il ruolo che questo movimento ha assunto e che potrà favorire la partita più vasta della costruzione della sinistra alternativa.

Nel concreto il Partito deve impegnarsi su questo tema con una campagna specifica e articolata:

1) Contribuire alla mobilitazione contro la controriforma Giannini, che sarà al vaglio del Senato, moltiplicando i presidi, l’informazione critica; appoggiare lo sciopero degli scrutini che i docenti stanno preparando, avendo cura di sollecitare la solidarietà di studenti e genitori intorno a questa forma di lotta che Renzi  e la stampa tentano di demonizzare. La nostra rete delle Federazioni e dei Circoli può fare vivere ed estendere questa lotta anche nei territori non metropolitani.

2) Utilizzare le feste di Rifondazione per illustrare le ragioni della contrarietà alla controriforma Giannini, facendo di questa lotta e della nostra idea di scuola uno dei tratti riconoscibili del nostro profilo politico.

3) Valorizzare l’interrogazione che Eleonora Forenza ha presentato al Parlamento Europeo, per denunciare la norma “ammazza precari” contenuta  nel DDL, per interloquire con le varie organizzazioni dei precari della scuola contribuendo al superamento delle loro divisioni, unificando il terreno della lotta comune per la stabilizzazione del posto di lavoro.

Il dipartimento Scuola al più presto metterà a disposizione un volantino per la propaganda di massa, una relazione articolata di critica al DDl Giannini e l’illustrazione sintetica della nostra proposta alternativa.

 

 

Giovanna Capelli

Loredana Fraleone

Luca Cangemi

Tonia Guerra

Marco Bissoni

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