L’Altra Emilia Romagna contro la vendita delle azioni Hera


Pubblicato il 1 dic 2014

di Piergiovanni Alleva

E’ uno scandalo che per far fronte agli ingiusti ed illegittimi tagli del governo Renzi agli enti locali si svendano beni che non sono di proprietà di Merola e Giannini, ma di tutti i cittadini che si sono espressi chiaramente e in massa in un recente referendum a favore dell’acqua pubblica.
Il tentativo che avevamo previsto e denunciato infatti si sta puntualmente realizzando: la cessione ai privati delle utilities, in particolare della maggioranza azionaria del colosso Hera.
Si realizza così, da parte di amministrazioni statali e comunali che sfidando il ridicolo si dicono di sinistra, la strategia generale del neoliberismo che è quella di mettere in difficoltà le amministrazioni pubbliche con tagli spropositati onde costringerle a cedere un patrimonio pubblico a privati che ovviamente avranno di mira non il servizio pubblico ma il puro e semplice profitto. Non è mai avvenuto in Italia, dagli anni Novanta in poi, che una privatizzazione abbia portato un miglioramento del servizio o un suo minor costo per l’utenza, ma sempre e soltanto il contrario per l’evidente interesse dei privati a realizzare il massimo utile. Il sindaco Merola ubbidisce integralmente a questa logica di svendita di beni pubblici anziché ribellarsi ad una politica speculativa ormai chiara a tutti i cittadini che ovviamente alla sera dovranno pagare il conto del “sacrosanto” utile privato, unico faro e obiettivo finale delle politiche renziane a scapito di tutti i cittadini. Le società in mano degli enti pubblici guidati dai politici renziani continuano ad essere inoltre perpetua fonte di speculazione e di scandalo come dimostra anche il caso della buonuscita “monstre” accordata, non si comprende su quali basi, a un manager che ha prestato per un anno e mezzo la sua opera a Iren e che dopo aver ricevuto una simile stratosferica buonuscita continuerà sotto altra forma di consulenza a percepire il compenso anch’esso sbalorditivo di 400 mila euro, un evidente schiaffo ai lavoratori strozzati dalla crisi e dalla disoccupazione.
L’Altra Emilia – Romagna ha un’idea completamente diversa della gestione delle Multiutility che devono restare in mano pubblica proprio perché la logica del servizio pubblico é in sè radicalmente diversa da quella del profitto visto che mette al primo posto la soddisfazione ed i bisogni dei cittadini e non gli interessi degli avidi speculatori privati che oggi hanno facile gioco a fare il buono e cattivo tempo grazie alla accondiscendenza, se non proprio complicità, degli enti pubblici soci di maggioranza. Se oggi con il 51% delle azioni il pubblico fa fatica a gestire come si deve questi colossi, con il 35% ipotizzato da Merola il controllo pubblico sarebbe del tutto assente con pesanti ricadute sui contribuenti. Perciò aderiamo e condividiamo completamente le ragioni della Camera del Lavoro di Bologna che ha espresso forti dubbi sulla vendita delle azioni Hera.

PIERGIOVANNI ALLEVA
neoeletto consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna

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