La Nato del commercio sbarca in Canada


Pubblicato il 21 ago 2014

di Anna Maria Merlo – il manifesto –

Unione Europea. Multinazionali senza freni. Il trattato con il Canada anticipa i contenuti di quello sul commercio e sugli investimenti che verrà siglato da Stati Uniti e Europa a breve

iete uno dei circa 150mila cit­ta­dini euro­pei che hanno par­te­ci­pato alla con­sul­ta­zione pro­po­sta dalla Com­mis­sione euro­pea sul Ttip, il trat­tato tran­sa­tlan­tico Ue-Usa, la cosid­detta Nato del com­mer­cio in via di nego­ziato? Fate parte della grande mag­gio­ranza che ha espresso dubbi e che rifiuta una libe­ra­liz­za­zione senza regole tutta a van­tag­gio delle multinazionali?

La con­sul­ta­zione, aperta nel marzo scorso, era stata la rispo­sta delle auto­rità di Bru­xel­les alle cre­scenti pre­oc­cu­pa­zioni, per cer­care di cal­mare la pro­te­sta e con­vin­cere i cit­ta­dini che veni­vano rispet­tati i prin­cipi di base della demo­cra­zia in que­sto nego­ziato inter­na­zio­nale. Ebbene, è stata una grande presa in giro. I con­te­nuti del Ttip ver­ranno resi pub­blici solo a fine anno, ma il 25 set­tem­bre dovrebbe venir pub­bli­cato il testo defi­ni­tivo di un altro accordo che l’Unione euro­pea sta nego­ziando: quello con il Canada, che non è altro che un’anticipazione dei ter­mini che saranno con­te­nuti nel Ttip.

Nel testo dell’accordo con il Canada è rece­pita nero su bianco la clau­sola che per­met­terà alle mul­ti­na­zio­nali di denun­ciare gli stati che pren­dono misure con­si­de­rate dan­nose per le imprese. Le mul­ti­na­zio­nali avranno il diritto di rivol­gersi a un arbi­trato pri­vato se si sen­ti­ranno lese nei loro inte­ressi da rego­la­menti o legi­sla­zioni sta­tali, che pos­sono riguar­dare diritti del lavoro, difesa dell’ambiente, della salute ecc.

Il trat­tato Ue-Canada riprende gli ele­menti del Nafta (Accordo nor­da­me­ri­cano), in base al quale, per esem­pio, nel novem­bre del 2011 la società Usa Lone Pine Resour­ces aveva potuto denun­ciare la mora­to­ria decisa dal Qué­bec sullo sfrut­ta­mento dello shale gas: la società sta­tu­ni­tense aveva chie­sto 250 milioni di dol­lari di danni allo stato cana­dese, per­ché la mora­to­ria del Qué­bec era giu­di­cata «arbi­tra­ria, capric­ciosa, ille­gale» e aveva fatto per­dere dei soldi alla mul­ti­na­zio­nale sta­tu­ni­tense, che aveva inve­stito a vuoto. L’accordo Ue-Canada diventa di fatto un modello per il Ttip, mal­grado le pro­messe di Bru­xel­les di abo­lire la clau­sola sul ricorso agli arbi­trati. Il nuovo pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea, Jean-Claude Junc­ker, ha affer­mato di sen­tirsi «a disa­gio» di fronte a que­sta clau­sola, che suscita forti per­ples­sità anche nel governo tede­sco, ma per il momento non è stata fatta nes­suna modi­fica al testo dell’accordo con il Canada.

L’offensiva per la dere­gu­la­tion è ripresa in pieno, dopo un rela­tivo ral­len­ta­mento cau­sato dalla crisi ini­ziata nel 2008. Secondo una rive­la­zione di Wiki­leaks, di fronte al blocco del Doha Round nell’ambito della Wto, su ini­zia­tiva di Stati uniti e Austra­lia dall’inizio dello scorso anno si è costi­tuita una lobby che rag­gruppa una cin­quan­tina di stati (tra cui i 28 dell’Unione euro­pea, rap­pre­sen­tati dalla Com­mis­sione) per libe­ra­liz­zare i ser­vizi nel mondo (par­tendo dalla con­sta­ta­zione che i ser­vizi hanno minori pos­si­bi­lità di export dei beni mate­riali). E’ il Tisa, Trade in Ser­vi­ces Agree­ment. Si pro­pone di costi­tuire una forza d’urto per la libe­ra­liz­za­zione del tra­sporto marit­timo, delle tec­no­lo­gie dell’informazione e della comu­ni­ca­zione, l’e-commercio, i ser­vizi infor­ma­tici, la posta, i ser­vizi finan­ziari e tutto quello che resta di mono­poli pubblici.

Molto attive sono le mul­ti­na­zio­nali (in Fran­cia sono in prima linea il Medef e società come Orange o Veo­lia) e l’obiettivo è pro­se­guire nella via della libe­ra­liz­za­zione aperta nel 1994 dall’Accordo gene­rale sul com­mer­cio e i ser­vizi. Si tratta di una testa di ponte per aprire la strada alle libe­ra­liz­za­zioni con­te­nute nel Ttip. Una vota rag­giunta un’intesa tra i paesi pio­nieri, sarà più facile imporre la dere­gu­la­tion a livello mon­diale anche ai paesi più reti­centi. Per esem­pio, di recente delle società finan­zia­rie che pro­pon­gono pro­dotti deri­vati hanno denun­ciato il rego­la­tore Usa, la Cftc (Com­mo­dity Futu­res Tra­ding Com­mis­sion), accu­sata di appli­care le regole con troppo zelo e di met­tere così i bastoni tra le ruote ai «ser­vizi finan­ziari» (in altri ter­mini, alla speculazione).

L’accresciuta aggres­si­vità della spe­cu­la­zione finan­zia­ria, che mette in peri­colo la demo­cra­zia, è uno degli argo­menti discussi in que­sti giorni a Parigi, all’Università d’estate di Attac all’università Paris VII

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