La cassazione conferma: Fiat deve riassumere i “145”


image

Pubblicato il 12 mar 2014

di Adriana Pollice – il manifesto

La Cas­sa­zione lo ha san­cito ieri in via defi­ni­tiva: la Fiat deve assu­mere i 145 ope­rai della fab­brica di Pomi­gliano iscritti alla Fiom. La Corte di appello di Roma nel 2012 aveva sta­bi­lito che la deci­sione del Lin­gotto di tenere fuori dalle linee tutte le tute blu Cgil con­fi­gu­rasse un com­por­ta­mento discri­mi­na­to­rio, il ver­detto della suprema corte depo­si­tato ieri pog­gia su un dato di fatto: il ricorso dell’azienda è inammissibile.

Gli ope­rai ave­vano un con­tratto Fga (Fiat Group Auto­mo­biles) ma nel 2010 Ser­gio Mar­chionne decise di con­ver­tire il Giam­bat­ti­sta Vico in Fip (Fab­brica Ita­lia Pomi­gliano). Al momento del pas­sag­gio circa metà della forza lavoro è finita in cassa inte­gra­zione, in par­ti­co­lare tutti quelli con la tes­sera Fiom. Il piano Mar­chionne ha fatto una nuova piroetta nel 2013, con il ritorno dell’impianto a Fga. Nel mezzo i ricorsi Fiom, fino all’ultimo appello alla Cas­sa­zione pre­sen­tato dal Lin­gotto ma ancora in qua­lità di Fip.

Era stata la stessa Fiom a ecce­pire, con una appo­sita memo­ria, «l’inammissibilità del ricorso per soprav­ve­nuta carenza dell’interesse ad agire, stante l’avvenuta ces­sione, a far data dal primo marzo 2013, da parte della Fip e a favore della Fga, del com­plesso azien­dale sito in Pomi­gliano d’Arco». Moti­va­zione rite­nuta valida dagli ermellini.

Infatti, secondo la Suprema Corte, la Fip «non essendo più pro­prie­ta­ria dello sta­bi­li­mento presso il quale avreb­bero dovuto essere effet­tuate le ulte­riori assun­zioni di affi­liati alla Fiom, ovvero presso il quale già siano state effet­tuate le assun­zioni dei lavo­ra­tori nomi­na­ti­va­mente indi­cati, non ha più alcun con­creto e attuale inte­resse alla rimo­zione delle sta­tui­zioni rese nell’ordinanza impu­gnata». Le spese legali andranno divise tra le parti.

«Era­vamo con­vinti di essere di fronte a una discri­mi­na­zione – com­menta il segre­ta­rio gene­rale della Fiom di Napoli, Andrea Amen­dola – le sen­tenze ci hanno dato ragione e la Cas­sa­zione lo fa in maniera defi­ni­tiva. Ora si tratta solo di porre rime­dio nel più breve tempo pos­si­bile, in quanto la discri­mi­na­zione è con­ti­nuata anche dopo lo scio­gli­mento della newco, con i nostri ope­rai rima­sti sem­pre in cassa inte­gra­zione, senza essere stati chia­mati a lavo­rare nel set­tore A, quello che non è toc­cato dalla cig».

Da quat­tro anni i circa 1.200 ope­rai in cassa non entrano sulle linee in cui si pro­duce la Panda, tutto quello che hanno rac­cat­tato è qual­che set­ti­mana di lavoro nei set­tori B e C. Per loro la Fiat ha chie­sto un nuovo anno di cassa e ancora il rien­tro nel cer­chio magico del set­tore A si allon­tana. Secondo l’azienda gli ope­rai in cig non sono in grado di tenere gli alti stan­dard dei loro colleghi.

La Fiom però insi­ste e chiede for­ma­zione con soste­gno al red­dito, un per­corso cioè che con­senta a tutti il rien­tro in fab­brica anche nell’area riser­vata alla pro­du­zione della Panda. «Un altro anno di cassa così come è ora – spiega il respon­sa­bile del set­tore auto­mo­tive per la Fiom di Napoli, Fran­ce­sco Per­cuoco – non è accet­ta­bile, e lo hanno sot­to­li­neato anche gli altri sin­da­cati che ora con­di­vi­dono la nostra idea di intro­durre i con­tratti di solidarietà».