Il gioco delle tre carte sulla nostra salute


Pubblicato il 17 ott 2015

di Ivan Cavicchi

Tagli alla sanità. Definanziato il fabbisogno concordato per il 2016 di circa quattro miliardi. Quanti rischi corriamo con l’arma dei costi standard

Il Pre­si­dente del con­si­glio ha reso pub­bli­che le cifre dello stan­zia­mento per la sanità 2016 e i punti della sua stra­te­gia sono due: il defi­nan­zia­mento camuf­fato e un taglio lineare dif­fuso nella ” microe­co­no­mia” dei prezzi di tutto ciò che sot­to­forma di ausili costi­tui­sce lo stru­men­ta­rio a base del pro­cesso di dia­gnosi e di cura di un malato. Il defi­nan­zia­mento camuf­fato è un rifi­nan­zia­mento del fondo sani­ta­rio nazio­nale che sem­bra tale senza esserlo. Renzi ha scan­dito con insi­stenza i numeri: 109 mld (2014), 110 mld (2015), 111 mld (2016) per dire che i soldi alla sanità aumen­tano. In realtà quello che appare un incre­mento non lo è per­ché il finan­zia­mento è molto infe­riore al reale (e con­cor­dato) fab­bi­so­gno della sanità.

Que­sto fab­bi­so­gno era stato con­cor­dato con il “Patto per la salute” tra Stato e Regioni (10 luglio 2014) e sta­bi­liva (commi 1 e 2 dell’Articolo1), che il Fondo sarebbe dovuto essere di 109 miliardi 928 milioni (2014), di 112 miliardi 62 milioni ( 2015), di 115 miliardi 444 milioni (2016). Il tutto, appli­cando quanto pre­vi­sto dal decreto legi­sla­tivo 68 del 2011 dal titolo, “Deter­mi­na­zione dei costi e dei fab­bi­so­gni stan­dard regionali”.

In pra­tica Renzi defi­nan­zia la sanità rispetto al fab­bi­so­gno con­cor­dato per il 2016 di circa 4 miliardi. Que­sta è la verità. Nel 2016 la sanità avrà meno di quello che avrebbe dovuto avere nel 2015.

Si tratta dell’ennesimo taglio lineare che si fonda su un pre­sup­po­sto ormai chiaro: più il fab­bi­so­gno finan­zia­rio della sanità cre­sce più il suo finan­zia­mento cala fino ad arri­vare nel 2020 (Def 2014) a una spesa sani­ta­ria ridotta di un punto per­cen­tuale rispetto al Pil. La bra­vura di Renzi è quella del pre­sti­gia­tore: dare l’illusione che i tagli lineari siano degli incrementi.

Il secondo punto è il taglio lineare dei prezzi di tutti quei pro­dotti che sosten­gono la dia­gnosi e la cura di una malat­tia. Si tratta di un’altra forma di defi­nan­zia­mento ma a livello microe­co­no­mico. Essa viene spac­ciata per costi stan­dard. Ma per quello che ha detto pub­bli­ca­mente il pre­mier non di costi stan­dard si tratta ( para­me­tri che sin­te­tiz­zano i costi di un pro­cesso o di un pro­dotto) ma più banal­mente di prezzi di riferimento.

Il pre­mier ha defi­nito testual­mente i costi stan­dard come “prezzi base”. Que­sti prezzi in sanità, se non pon­de­rati con grande cura con la qua­lità dei pro­dotti (far­maci, dispo­si­tivi sani­tari, pre­sta­zioni, trat­ta­menti ecc) cioè se non valu­tati den­tro i loro com­plessi rap­porti di per­ti­nenza cli­nica, pos­sono essere molto peri­co­losi per i malati. Le pre­sta­zioni potreb­bero costare poco ma essere ina­de­guate alle neces­sità cli­ni­che del malato.

Fac­ciamo un esem­pio: vi sono tanti tipi di pro­tesi dell’anca quindi tanti prezzi diversi che si giu­sti­fi­cano in ragione delle dif­fe­renti qua­lità della pro­tesi (soprat­tutto i mate­riali impiegati)…se usiamo il cri­te­rio del prezzo più basso indi­pen­den­te­mente dalla qua­lità cli­nica della pro­tesi si rischia di impian­tare ad un malato la pro­tesi sba­gliata cioè meno adatta solo per­ché costa meno. Se que­sto cri­te­rio venisse usato per i prin­cipi attivi dei far­maci e per tutti i dispo­si­tivi medici si com­prende il rischio che corre il malato di avere pre­sta­zioni e cure di qua­lità non con­formi alle sue neces­sità. Altra cosa, cioè con ben altre impli­ca­zioni, è usare il prezzo di rife­ri­mento stan­dar­diz­zato per i ser­vizi di risto­ra­zione, puli­zia, lavan­de­ria, guar­da­roba e di can­cel­le­ria. In genere in una ottica di con­te­ni­mento della spesa, il prezzo base, come lo chiama Renzi, è più basso rispetto al prezzo mediano. Quindi non garan­ti­sce la qua­lità e l’adeguatezza del trattamento.

Poi Renzi nella sua con­fe­renza stampa-show ha soste­nuto che «appli­care i costi stan­dard in sanità può final­mente vedere rea­liz­zate alcune bat­ta­glie sto­ri­che. Penso al nomen­cla­tore, penso ai Lea, cose che sono impor­tanti per il mondo della sanità». Quindi per il capo del governo i prezzi di rife­ri­mento stan­dar­diz­zati sono la strada per rifi­nan­ziare il sistema cioè per com­pen­sare i tagli lineari. A mio parere Il “prezzo base” di Renzi altro non è se non una dif­fusa poli­tica di tagli lineari a livello di microe­co­no­mia dei costi che andrà a dan­neg­giare gra­ve­mente e diret­ta­mente il malato biso­gnoso di cure.

E gli spre­chi? E le dise­co­no­mie? E le denunce della Corte dei Conti e della guar­dia di finanza? E il mal­go­verno della sanità? E la medi­cina difen­siva? E la spen­ding review? Le liste di attesa? L’inappropriatezza? I livelli assi­sten­ziali negati a mezza Ita­lia? E il lavoro che non vale più niente? E il pre­ca­riato? E i disoc­cu­pati? E i ser­vizi in ginoc­chio a causa del blocco del turn over? E le pro­fes­sioni deva­state in tutti i modi? E la pre­ven­zione assente?

In realtà il pre­si­dente del con­si­glio sta pro­gres­si­va­mente rot­ta­mando la sanità pub­blica del nostro paese. Come dimo­strano i numeri egli non è il rifor­ma­tore che dice di essere, ma solo e niente più che un cinico sfa­scia carrozze.

fonte: il manifesto