Fiat, Locatelli (Prc): “Dietro la dissoluzione di un’azienda un’intera classe politica e di governo”


Pubblicato il 1 ago 2014

Ezio Locatelli –

Non si tratta solo dell’abbandono di Torino e dell’Italia quale sede legale della nuova società, la FCA, nata dalla fusione di Fiat-Chrysler votata oggi dagli azionisti Fiat al Lingotto. Il problema vero riguarda il disimpegno in atto da tempo riguardo le attività di progettazione e di produzione che hanno ripetutamente disatteso qualsiasi ipotesi di rilancio dell’azienda in Italia. Disimpegno attuato dopo aver sacrificato diritti lavorativi e occupazione e fatto man bassa di coperture pubbliche. Le rassicurazioni di queste ore della famiglia Agnelli-Elkann e di Marchionne sul “non lasceremo l’Italia” sono aria fritta. La Fiat-Chrysler, ancor più di ieri, agirà nell’assoluto disinteresse dei contesti locali, nella fattispecie del traballante contesto italiano. Quello che non può e non deve essere dimenticato è che se siamo arrivati a questo punto di dissoluzione lo si deve anche all’insipienza dei sindacati collaborativi (con l’esclusione di Fiom e del sindacalismo di base), alle coperture politiche di una classe politica di governo locale e nazionale – Fassino e Chiamparino in testa sul piano locale- che non hanno mai mancato di lesinare il proprio appoggio alle strategie dei padroni della Fiat. Tutti questi signori hanno la loro parte di responsabilità. Tutti questi signori devono essere quanto prima mandati a casa

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