Europa «contro i popoli» e i populismi vincono


Pubblicato il 1 mag 2014

di Anna Maria Merlo – il manifesto
Con l’aplomb che lo carat­te­rizza, l’opaco pre­si­dente del Con­si­glio euro­peo, Her­man Van Rom­puy, non è pre­oc­cu­pato: «Qua­lun­que cosa suc­ceda» alle ele­zioni euro­pee di fine mag­gio, «ci sarà una forte mag­gio­ranza di depu­tati pro-europei attorno ai cristiani-democratici, ai social-democratici, ai libe­rali e ai verdi». Eppure, i son­daggi si sus­se­guono nei vari paesi e rive­lano tutti una forte spinta dei par­titi che vol­tano le spalle alla costru­zione euro­pea. L’ultima in data è l’inchiesta di opi­nione del think tank bri­tan­nico Open Europe.
Che ha som­mato i poten­ziali voti euro-scettici, met­tendo assieme estrema sini­stra, estrema destra e popu­li­sti vari: nel nuovo euro­par­la­mento, che gra­zie al Trat­tato di Lisbona avrà mag­giori poteri, ben 218 seggi su 751 (il 29%) potrebbe essere occu­pato da espo­nenti di cor­renti che rifiu­tano la costru­zione euro­pea (Open Europe cal­cola che nel par­la­mento attuale gli euro­scet­tici siano il 21,4%, 164 su 766), con una forte cor­rente anti-euro.
Se poi si som­mano anche gli euro-critici (i tories bri­tan­nici di Came­ron, gli olan­desi del Wd o la Csu bava­rese), ben­ché in calo, la schiera dei nazio­na­li­sti sali­rebbe ancora di un altro 5%. Con un cal­colo del genere e se si tiene conto dell’alta asten­sione, solo un quarto degli elet­tori euro­pei (25,6%) sareb­bero a favore di uno statu quo o di una mag­giore inte­gra­zione (secondo un son­dag­gio del Par­la­mento euro­peo per il 70% dei gio­vani dai 16 ai 30 l’Ue è un van­tag­gio nella mon­dia­liz­za­zione). L’euroscetticismo si mani­fe­sta anche con l’astensione, che ha da sem­pre accom­pa­gnato l’elezione euro­pea e con il pas­sare degli anni si è aggra­vata: i votanti sono pas­sati dal 62% della prima ele­zione a suf­fra­gio uni­ver­sale dell’europarlamento nel ’79 al 43% nel 2009.
Altri isti­tuti di ricerca sono più otti­mi­sti: Abso­lute Stra­tegy, per esem­pio, cal­cola che gli euro­par­la­men­tari scet­tici sali­ranno al 18% dall’8% attuale. Secondo il sito Pol­watch 2014, che aggrega i son­daggi nazio­nali, l’unione in vista tra Fronte nazio­nale fran­cese e il par­tito della libertà dell’olandese Gert Wil­ders potrebbe arri­vare ad eleg­gere 35 depu­tati e for­mare cosi’ un gruppo par­la­men­tare (con tutti i van­taggi che que­sto com­porta, non ultimo i circa 3 milioni di euro di finan­zia­mento, che ser­virà per aumen­tare la pro­pa­ganda anti-Ue con i soldi della Ue).
Com­ples­si­va­mente, l’estrema destra potrebbe eleg­gere 94 depu­tati, da aggiun­gersi a 36 affetti da una vera e pro­pria euro-fobia (primo tra tutti, l’Ukip bri­tan­nico) e 41 con­ser­va­tori euro-scettici. In molti paesi – e non i più pic­coli – i par­titi di estrema destra o popu­li­sti potreb­bero arri­vare in testa alle euro­pee: in Fran­cia, alcuni son­daggi danno al primo posto il Fronte nazio­nale di Marine Le Pen (davanti all’Ump con il Ps al governo solo in terza posi­zione e molto indie­tro), l’Ukip di Nigel Farage in Gran Bre­ta­gna, Gert Wil­der in Olanda, e anche par­titi di estrema destra in Dani­marca, Fin­lan­dia o Austria. Anche in Ger­ma­nia, Alter­na­tiv für Deu­tschland, par­tito euro­scet­tico nato nel feb­braio 2013, man­derà dei depu­tati a Stra­sburgo (e potrebbe anche esserci un seg­gio per una for­ma­zione neo-nazista). In que­sta lista, nelle inchie­ste inter­na­zio­nali, viene anche addi­zio­nato il Movi­mento 5 Stelle di Beppe Grillo, che in Ita­lia riven­dica già il primo posto e minac­cia pugni sul tavolo a Strasburgo.
Gli euro­pei­sti cer­cano di mini­miz­zare. A parte l’intesa che potrebbe inter­ve­nire tra Le Pen e Wil­ders, sarà dif­fi­cile per l’estrema destra e i popu­li­sti creare un fronte comune, visto che ognuno vedrà Stra­sburgo come un ter­reno di lotta per difen­dere i pro­pri inte­ressi nazio­nali. Sta di fatto pero’ che la cam­pa­gna elet­to­rale è un po’ dap­per­tutto già con­di­zio­nata da que­sta pre­senza ingom­brante. A voler essere otti­mi­sti, si può rile­vare che mai si è par­lato così tanto di Europa, anche se per cri­ti­carla. Ma i par­titi tra­di­zio­nali, a destra come a sini­stra, sono obbli­gati a scen­dere sul ter­reno scelto dalla cor­rente euro-fobica: l’Europa con­tro i popoli, l’Europa comi­tato d’affari che non tiene conto della vita dei cit­ta­dini, che ha stri­to­lato i paesi della peri­fe­ria sud e pre­oc­cu­pato il nord «vir­tuoso», for­mi­che che temono di dover pagare per le cicale. Il risul­tato è una spinta gene­ra­liz­zata al ripiego su se stessi, alla paura dell’altro, un tempo «l’idraulico polacco», oggi «il lavo­ra­tore distac­cato rumeno o bul­garo» che fa dum­ping sociale. Per non par­lare dei Rom, capro espia­to­rio universale.

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