Def, ok dalla Troika mentre Renzi fa il salto nel cerchio di fuoco


di Roberto Ciccarelli – il manifesto

Ai gufi come l’ex mini­stro Pd Ste­fano Fas­sina secondo il quale il Def pre­an­nun­cia «meno Pil, meno occu­pati, più debito», il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi (Pd) ieri ha voluto dimo­strare di avere tro­vato le coper­ture per il taglio dell’Irpef e gli 80 euro nelle buste paga di 10 milioni di lavo­ra­tori dipen­denti da fine mag­gio. Per Renzi gli 80 euro al mese in arrivo non andranno a rispar­mio ma ver­ranno spesi dai dipen­denti per la famosa «serata in piz­ze­ria» delle mae­stre o «per gli zai­netti dei figli». Pec­cato che la scuola sia quasi finita per Pasqua Feder­con­su­ma­tori pre­vede un crollo dei con­sumi del 13% rispetto al 2013. Sta­ranno aspet­tando gli 80 euro.

Tutti, o quasi, per­ché il teso­retto non andrà a bene­fi­cio di pre­cari, disoc­cu­pati o lavo­ra­tori auto­nomi, i grandi assenti in que­sta ope­ra­zione che il governo ci tiene a far pas­sare come un’operazione di redi­stri­bu­zione. Quasi un terzo della forza lavoro attiva, più o meno diver­sa­mente occu­pata rispetto allo stan­dard del lavoro dipen­dente pre­scelto, non avrà nes­sun bonus da inve­stire in una serata diversa. La sod­di­sfa­zione del pre­si­dente del Con­si­glio deriva anche dal modo in cui finan­zierà i 10 miliardi di euro nece­sari: 4,5 miliardi di euro pro­ve­nienti dalla «spen­ding review», cioè dai tagli sulla sanità (1 miliardo sulle «spese che ecce­dono i costi stan­dard», ma ancora non si sa chi e cosa col­pi­ranno le sue for­bici); 2,2 miliardi di euro ver­ranno dall’aumento del get­tito dell’Iva pagata sulla resti­tu­zione del debito della pub­blica ammi­ni­stra­zione, poi dall’aumento al 26% della tas­sa­zione sulla riva­lu­ta­zione delle quote delle ban­che in Bankitalia.

La gran parte di que­ste entrate sono tutte da dimo­strare, ma basta l’annuncio per pro­muo­vere la con­vin­zione che i risul­tati siano vero­si­mili. Più cri­tica Con­fin­du­stria che ha già incas­sato il decreto Poletti, ma è incon­ten­ta­bile: la ridu­zione dell’Irap al 10% «è troppo timida». Susanna Camusso (Cgil) si dice sod­di­sfatta per gli 80 euro ai dipen­denti, non cita auto­nomi o pre­cari, aspetta di sapere cosa uscirà dal cilin­dro della spen­ding review. Per Bonanni (Cisl), invece,non ci sono prov­ve­di­menti per lo sviluppo.

A raf­for­zare l’impressione che il salto nel cer­chio di fuoco è riu­scito a Renzi, ieri mat­tina è arri­vato il favore dell’ Fmi che si rac­co­manda, non c’era alcun dub­bio, «sulla ridu­zione dei costi del lavoro» e dalla Com­mis­sione Ue che ha «preso nota» del Def, soprat­tutto per quanto riguarda il «decreto Poletti» che pre­ca­rizza tutto il pre­ca­riz­za­bile nei con­tratti a ter­mine e ha ricor­dato al mini­stro dell’Economia Padoan che l’Italia deve rag­giun­gere il pareg­gio per ridurre il debito ed essere in linea con le regole euro­pee. Il testo del Def , discusso alla Camera il pros­simo 17 aprile, sarà inviato a Bru­xel­les entro il 30 aprile e si regge su una scom­messa: lo slit­ta­mento del pareg­gio strut­tu­rale al 2016.

Una deci­sione che non è stata, ancora, con­te­stata da Bru­xel­les che già oggi lo ritiene insod­di­sfa­cente. C’è inol­tre la spe­ranza che le pri­va­tiz­za­zioni (0,7% del Pil, nel piano c’è la ces­sione di quote da Eni o Grandi Sta­zioni) ridu­cano il debito pub­blico al 134,9% nel 2014, una quota da circa 12 miliardi di euro che dovrebbe ser­vire a ridurre il debito pub­blico. Una goc­cia nell’oceano rispetto a quanto richie­sto dalla Com­mis­sione Ue: dal 2016 l’Italia dovrà tagliare e pri­va­tiz­zare per 50 miliardi all’anno fino al 2036​.Il cer­chio di fuoco si allarga, la cre­scita bal­betta, c’è la disoc­cu­pa­zione. Però che sod­di­sfa­zione: 80 euro al mese.

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