Come Palmiro Togliatti ispirò la Primavera di Praga


Pubblicato il 21 ago 2015

Il 21 agosto 1964 moriva a Yalta in Crimea Palmiro Togliatti. Per ricordarne l’anniversario riproponendo un articolo del 1988 di Milos Hajek, un grande storico del movimento comunista internazionale, protagonista della “primavera di Praga” di cui ricorre pure oggi l’anniversario dell’invasione sovietica ed esponente di primo piano del dissenso negli anni della “normalizzazione”. A chi in Italia – come facevano allora i craxiani – lanciava campagne strumentali contro lo stalinista Togliatti lo storico cecoslovacco, e allora portavoce di Charta77, ricordava la profonda influenza che esercitò sui comunisti che con Dubcek avviarono l’esperimento del “socialismo dal volto umano”. Oggi ricorre anche il 75° anniversario della morte di Lev Trotski, assassinato in Messico nel 1940 da un sicario di Stalin. Una coincidenza di anniversari che invita a riflettere sulla complessa e tragica grandezza della vicenda storica del movimento comunista nel Novecento. Segnaliamo che sul sito del partito, nella sezione dedicata alla formazione in continuo aggiornamento, si trovano molti testi di e su Togliatti e la storia dei comunisti. Nel momento in cui la Costituzione è sotto attacco e si confezionano nuove leggi truffa è bene anche ricordare il ruolo fondamentale di Togliatti nella costruzione della democrazia italiana. Consigliamo vivamente le relazioni e i video del convegno su Togliatti e la Costituzione organizzato da Futura Umanità.

Togliatti a Mosca

di MILOS HAJEK

Le mie possibilità – non di conoscenze linguistiche – di seguire la stampa italiana sono limitate (…) Cionostante spero che mi sia consentito di intervenire con due considerazioni.

Non vi sono dubbi, mi sembra, sulle responsabilità di coloro che nella seconda metà degli anni Trenta costituivano il nucleo dirigente della III Internazionale . Secondo una testimonianza di Davide Lajolo, resa nota da Giuseppe Boffa, alla domanda se non avesse potuto schierarsi contro i processi di Mosca, Togliatti rispose: «Se lo avessi fatto mi avrebbero ucciso. La storia dirà se era meglio morire o vivere per salvare il partito». Giudicando l’uomo e il dirigente politico per l’atteggiamento assunto, dovremmo tener conto dì quel timore, oltre che per la propria vita, per il proprio partito che all’epoca era la forza più attiva nella lotta contro il fascismo in Italia . Anche Herbert Wehner, che all’epoca viveva a Mosca e lavorava nel Komintern non se la sentì allora di rompere con il proprio partito, impegnato in una lotta per la vita o per la morte con il nazismo. Se è naturale che Churchill, Roosvelt o e Gaulle si siano alleati con Stalin nella lotta contro Hitler e Mussolini diventa difficile imputare Togliatti per un comportamento analogo. È chiaro però che quella «alleanza» aveva una forma diversa nel caso di un dirigente comunista. E la diversità riguardava molti aspetti. Wehner ha testimoniato che l’Nkvd (si legga: la polizia dipendente dal Commissariato del popolo per gli affari interni) cercava accuse da levare contro Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht. È difficile pensare che gli altri membri della segreteria politica del Komintern restassero esclusi da un simile «interessamento» (…) È raro che a qualcuno capiti di trovarsi nella situazione in cui vissero allora Togliatti, , Kousinen o Gottwald. E lo storico che valuta il loro comportamento da un punto di vista politico e morale deve chiedersi quanto, nel loro caso, l’aperta opposizione a Stalin poteva essere nelle forze umane.

La seconda considerazione riguarda l’importanza delle idee di Togliatti per il processo di rinascita in Cecoslovacchia. Nel 1956 gli alfieri di quel processo erano ancora stalinisti, salvo trascurabili eccezioni. Il rapporto segreto di Kruscev li rese più perspicaci, ma con molte difficoltà si muovevano alla ricerca di un nuovo orientamento, il loro spirito di partito era ancora ben lontano dal laicismo. In molti di loro permaneva una riserva settaria verso tutto quanto non era comunista. Di qui la grande importanza delle idee di Togliatti che essi accettarono senza riserve interiori: sia quella di un regime socialista nel quale potessero esistere più partiti politici, sia quella concezione «di una evoluzione graduale nella quale è molto difficile stabilire il momento in cui interviene il mutamento qualitativo, sia infine il Promemoria di Yalta. Giuseppe Boffa e Giancarlo Paletta a suo tempo parlarono di influenza della «Primavera di Praga» su quella tappa che venne definita «eurocomunismo»; alla stessa maniera bisogna ricordare l’ispirazione che i pionieri del 1968 cecoslovacco trovarono nelle idee dei comunisti italiani

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