Charb, Wolinski, Tignous… L’Humanité perde degli amici di penna 2


Pubblicato il 8 gen 2015

di STÉPHANE GUÉRARD

 da L’Humanité, quotidiano del Partito Comunista Francese.

Charb, Wolinski, Tignous. Tre delle dodici vittime dell’attentato di questo mercoledì contro la redazione di Charlie Hebdo erano anche collaboratori de L’Humanité. “Mancheranno al nostro giornale. Mancheranno alle voci progressiste che si battono ovunque contro l’oscurantismo e la follia omicida. Ci mancherà la loro scrittura, i loro disegni, che, qualsiasi idea se ne abbia, rivelavano sfaccettature spesso nascoste delle turpitudini di questo mondo e dei suoi attori” ha dichiarato oggi pomeriggio Patrick Le Hyaric, direttore de L’Humanité.

wolinski

Per quanto riguarda Georges Wolinski, la data dell’incontro risale al 1976, come raccontava José Fort. “<<Sei libero di fare ciò che vuoi dai comunisti?”>> gli domanda uno dei suoi interlocutori. <<Te l’assicuro, non mi censurano mai>> risponde Wolinski, che riceve questa replica: <<Dunque, sono più furbi di quel che pensassi, queste merde>>. Georges Wolinski non è mai stato comunista e ancor meno membro del PCF. Quest’uomo che ho conosciuto durante alcuni viaggi e a un corso di cucina è un umanista, che si rivolta contro tutte le ingiustizie da qualsiasi parte esse vengano. Il suo talento è ben noto (svelerà un giorno il suo atelier segreto e le sue tele?), meno note sono la sua sensibilità, la sua capacità d’ascolto, la sua generosità. Due figure a L’Humanité l’hanno segnato per sempre: René Andrieu e Roland Leroy, con cui intrattiene una grande amicizia. Altri non sarebbero certamente riusciti a convincere l’amico Georges a disegnare sulla prima pagina de L’Humanité”.

Per l’aneddotica, è sulle colonne de L’Humanité che questo campione d’Hara-Kiri si è ingegnato per la prima volta a disegnare caricature degli uomini politici di sinistra, come raccontato qui (Sacre Wolinski)

Dall’inizio di quest’avventura comune, Wolinski non ha saltato alcuna Festa de L’Humanité, perchè, come spiegava lui stesso: “Qui sono a casa mia e incontro persone vere, persone che non mentono”.  E quando il suo spirito protestatario si faceva sentire, lo gettava sempre sulle nostre colonne. Come nel 2012, dove reagì, lui che peraltro era presidente dell’associazione Cuba Si France, nell’edizione dedicata ai cinquant’anni del blocco imposto dagli Stati Uniti a Cuba.

Per Wolinski come per tutti i suoi compagni di Charlie Hebdo, la Festa de L’Humanité era divenuta la loro casa. In questi ultimi anni, ogni venerdì sera, allo stand di Cuba Si, levavano i bicchieri brindando in continuazione. Nel 2011, avevano persino “invaso” le colonne del numero del giornale che annunciava l’evento, in qualità di redattori capo per un giorno.

Da leggere : Georges Wolinski : le courage du peuple cubain

Come Charb, anche Tignous aveva scelto di seguire il cammino de L’Humanité alla fine degli anni ’90, nel momento dell’adozione della nuova formula de L’Humanité domenica, divenuta L’Humanité Hebdo. Martine Bulard, precedente redattrice capo dell’H.d., oggi redattrice capo aggiunta del Monde diplomatique, li ha visti arrivare sulle orme di Siné. Anche lei descrive “un uomo di grande rettitudine”. “La loro partecipazione all’H.d. si inseriva in una lunga tradizione vignettistica a L’Humanité. Hanno donato un nuovo dinamismo al settimanale e questo è stato anche, per loro, una nuova finestra, un nuovo modo di espressione”, ricorda.

Da leggere : Charlie Hebdo squatte l’Humanité

Alla domanda “quali valori comuni condividono Charlie e L’Humanité” il compagno di Charb, Luz,  aveva ribattuto pan per focaccia: “Stanare i bastardi”. È alla squadra di Charlie che i visitatori della Festa dovevano anche buona parte dei bicchieri da collezione.

Nel 2012, Charb fa il suo ritorno sul giornale come redattore capo per un giorno in occasione del numero de L’Humanité dedicato alla festa.

[guarda il video]

Aldifuori del suo ruolo a Charlie Hebdo, Charb svolgeva anche l’attività di disegnatore per L’Humanité.

Il suo ultimo disegno nell’H.d. in edicola a partire dall’8 gennaio:

 

I suoi “grani di sale ‘ pubblicati nelle nostre pagine Cactus erano come i suoi disegni, e senza compromessi:

Da leggere : Charlie charcuté, Charlie assigné, mais Charlie-berté  !

Presente ancora una volta alla Festa de L’Humanité di Tolosa nel giugno scorso, Charb spiegava così il suo attaccamento al giornale di Jaurès: “L’Humanité non assomiglia a nessun altro quotidiano. Le prime pagine de L’Humanité raramente sono parallele a quelle degli altri giornali. Non è affatto raro vedere lo stesso argomento affrontato da Le Parisien e da Le Figaro. A L’Humanité, emergono spesso argomenti differenti. È l’ultimo quotidiano di opinione sulla scena, nella misura in cui tutti gli altri, anche se presentano analisi differenti sull’argomento messo a fuoco, condividono sempre le stesse priorità. Tutti i giornali si scrutano fra di loro. E nessuno vuole essere fuori dal cerchio. Tranne L’Humanité. Soprattutto, L’Humanité non cerca di fare del sensazionalismo, né di trattare solo argomenti alla moda. L’Humanité non si situa in questa tendenza generale che rende banale l’insieme della stampa. L’Humanité non assomiglia agli altri. Non è uno svantaggio. È una risorsa”.

 

Stéphane Guérard, 7 gennaio 2015


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