E N T R A
Risultati Elezioni Amministrative 2009
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Rosso di sera ...
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Per il lavoro e per i diritti di tutti
1° Maggio 2009
Il 2009 non è certo iniziato nel migliore dei modi per la classe dei lavoratori e per il mondo del lavoro stesso.
Da una parte la portata della crisi economica sta determinando un arretramento globale che sortisce effetti disastrosi anche nel nostro quotidiano: aumento vertiginoso della cassa integrazione/disoccupazione, endemicità del precariato, crescita della povertà in fasce sempre più diffuse della popolazione.
Dall’altra, l’attacco gravissimo e vergognoso sferrato ai salari, ai diritti ed agli interessi dei lavoratori con la firma della riforma della contrattazione per mano del governo Berlusconi, Confindustria, Cisl, Uil e Ugl che ha prodotto una della più grandi manifestazioni dei lavoratori di questi ultimi tempi.
In questo quadro drammatico, la giornata del 1° Maggio s’inserisce non solo come momento di festa ma come giornata per rivendicare a piena voce lavoro e diritti per tutti.
Il 1° Maggio noi saremo presenti davanti alla nostra sede con la distribuzione dei garofani e il giornale "Liberazione". Per l'occasione sarà allestito un piccolo rinfresco.
Sabato 21 Marzo - apertura della campagna di adesione al Partito
TESSERAMENTO 2009
Dopo la batosta elettorale del 2008 che ha sancito l’esclusione di Rifondazione dalle aule parlamentari è seguita una fase congressuale tra le più aspre e accese che si ricordino nella quale si sono poste le basi per una scissione dell’area vendoliana dal PRC che, inevitabilmente, ha avuto ricadute anche a livello locale, mettendo fortemente in dubbio il proseguimento dell'attività del circolo stesso a Reggiolo.
Solo dopo una serie di incontri interni e con la Federazione di R.E. la situazione si è riuscita a ricomporre, tanto che oggi si guarda al futuro con maggiore fiducia, con un direttivo rinnovato e con nuova voglia di fare. Ci sentiamo pertanto di porgere le nostre più sentite scuse per l’assenza prolungata di questi mesi a coloro i quali seguono da anni il nostro operato e che vedono in noi un riferimento importante per la nostra collettività.
Da Sabato 21 Marzo, con qualche settimana di ritardo, aprirà ufficialmente la campagna di adesione al partito per l'anno 2009. Cogliamo l'occasione per invitare compagni, amici e simpatizzanti a fare/rinnovare la tessera di partito.
Verrà al più presto comunicata, come da tradizione, la data per la cena del tesseramento al quale potranno partecipare tutti coloro che lo vorranno.
Il Senato approva il disegno legge sulla sicurezza
COMANDA LA DESTRA
di Frida Nacinovich - (da “Liberazione” del 06/02/09)
Comanda la destra. Nel giorno del via libera al disegno di legge sulla "sicurezza" le fotografie del Parlamento ritraggono i leghisti festanti, i nazional alleati mentre applaudono l'ex camerata Gasparri che dice «finalmente una legge a favore degli italiani», il presidente di palazzo Madama Schifani pronto a sospendere la seduta per l'eccessivo brusio. Cinque minuti di pausa, poi si ricomincia e il Senato approva la legge sulla "sicurezza", così come interpreta il termine sicurezza la maggioranza berlusconiana. Buonanotte.
Dentro la legge sulla «sicurezza degli italiani» (in questo modo la definisce Maurizio Gasparri, portavoce del Popolo delle libertà) ci sono norme che classificano i residenti nel belpaese in cittadini di serie "a" e cittadini di serie "b", in serie "b" naturalmente ci sono gli immigrati, razze inferiori. L'opposizione parlamentare di Pd e Idv non ha alcuna intenzione di accettare il confronto, il dialogo, il dibattito politico. La legge è così brutta, antistorica, incivile da far preoccupare perfino la Conferenza episcopale italiana, è tutto dire. Neppure l'Udc di Casini - che pure ha quindici anni di esperienza di lavoro fianco a fianco con Berlusconi, Bossi e Fini - se la sente di appoggiare la strategia politica della maggioranza. Una maggioranza al cui interno prevalgono - nel caso in esame - le più profonde e peggiori pulsioni leghiste. Qualche esempio: la tassa sul permesso di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro), la schedatura dei senzatetto, la possibilità per i medici di denunciare i clandestini, la legalizzazione delle ronde di cittadini non armate (non armate solo grazie ad un emendamento approvato all'ultimo tuffo).
Mercoledì governo e maggioranza erano stati battuti tre volte. Ma mercoledì era ieri, oggi è il gran giorno della Lega, i giornalisti di "Telepadania" attendono trepidanti il momento del trionfo fuori dall'aula. «Non ci sarà nessun problema», anticipa il premier Silvio Berlusconi. Infatti. Alle due del pomeriggio il Senato approva il disegno di legge sulla "sicurezza" che ora passa all'esame della Camera. I voti a favore sono 154, 114 i contrari. La solita maggioranza massiccia e muscolare. Pd e Idv parlano di «norme vergogna» e «anti-umanitarie». Rifondazione comunista e la Cgil invitano i medici che potranno denunciare gli stranieri irregolari all'obiezione di coscienza.
Al di là delle parole, delle critiche, delle prese di posizione di chi è fuori dal parlamento (dal Prc, alla Cgil, all'Arci, alle Associazioni dei medici, fino ad arrivare alla Cei, alla destra storaciana), la decisione del Senato è legge. Una mezza legge l'altra metà arriverà alla Camera. E allora sarà una legge intera, fatta e finita, immediatamente applicabile. L'opposizione si appella al buonsenso per non introdurre una norma che «riduce il medico a fare il delatore», costringendo i clandestini a «non farsi curare per paura». Secondo Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, è stato «valicato il passo che distingue il rigore della legge dalla persecuzione». Niente da fare. Per il presidente dei senatori dell'Udc Gianpiero D'Alia: «Siamo alla barbarie». Parole al vento. Perché la maggioranza berlusconiana tira dritto.
La Cgil valuterà «quali siano le iniziative più efficaci per scongiurare l'applicazione della norma, prime tra tutte la disobbedienza civile e l'obiezione di coscienza», spiega Carlo Podda, segretario generale Funzione pubblica. Invita i medici all'obiezione di coscienza anche il segretario del Prc Paolo Ferrero, che parla di «provvedimento razzista, di chiaro stampo neo-nazista e, soprattutto, dannoso e stupido».
Più in dettaglio l'articolo 39 del ddl sicurezza - che include la norma sui medici - prevede anche il carcere fino a quattro anni per i clandestini che restano in Italia nonostante l'espulsione e fissa tra gli 80 e i 200 euro la tassa sul permesso di soggiorno. Potrebbe bastare, ancora non basta. Sì del Senato pure all'accordo di integrazione per gli immigrati, ovvero il permesso di soggiorno "a punti", articolato per crediti (secondo lo stesso meccanismo della patente). La proposta della Lega stabiliva una concessione di 10 punti iniziali con decurtazione in caso di violazione delle leggi, di non conoscenza della lingua e per non aver raggiunto un buon livello di integrazione sociale. Quasi incredibile ma tutto vero.
Sempre nell'ambito del ddl sulla sicurezza, palazzo Madama dà il via libera all'articolo 46 che introduce le ronde dei cittadini. Grazie all'approvazione di un emendamento del Pd, appoggiato dal governo e dal relatore, viene specificato che non dovranno essere armate. Profonda padania. L'articolo 44, anch'esso approvato, indica infine che i senzatetto devono essere schedati in un apposito registro.
Chiusura con uno dei protagonisti della giornata parlamentare, il leghista Federico Bricolo che si rivolge al Pd con queste testuali parole: «Voi siete i razzisti, sempre e comunque dalla parte degli stranieri, invece di difendere gli italiani onesti che pagano le tasse». Perché gli immigrati per Bricolo sono evidentemente tutti malfattori. Razze inferiori insomma.
Per non dimenticare
GIORNATA DELLA MEMORIA
Il 27 gennaio 2009 si celebra per la nona volta in tutta Italia il Giorno della memoria, istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000 "in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti". Il significato profondo di questa data anticipato in uno scritto di Primo Levi (riportato qui sotto) indirizzato ai visitatori del campo di Auschwitz.
“La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue.
È triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia è nato in Italia. È il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della «vittoria mutilata», ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estenderà, il culto dell’uomo provvidenziale, l’entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all’arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, è nato in Italia, prima che altrove, l’antifascismo.
Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall’invasore nazionalsocialista. E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell’inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione così vicina. La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell’Italia fascista, costretta all’antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini fra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti.
Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.”
11/01/1999 - 11/01/2009: 10 anni dalla scomparsa di De Andrè
GRAZIE FABER!
"Ho sempre dato molto poco peso alla virtù e non ho mai capito bene perché si debba trovare tanta colpa nell'errore. Anche perché non sono ancora riuscito a capire, dopo cinquanta anni di vita, cosa sia esattamente la virtù e a cosa corrisponda l'errore. Direi che non ho nessuna verità assoluta e mi trovo quindi nell'impossibilità di conseguire a me stesso e a voi qualsiasi tipo di certezza. L'unica cosa che spero di potervi dare è qualche piccola emozione."
Reportage dalla guerra in Medioriente
L'INVASIONE DOPO LE BOMBE
di Vittorio Arrigoni - Attivista dei diritti umani dell'Ism (da “Il Manifesto” del 04/01/09)
Mentre scrivo i carri armati israeliani sono entrati nella «Striscia». La giornata è iniziata allo stesso modo in cui è finita quella che l'ha preceduta, con la terra che continua a tremare sotto i nostri piedi, il cielo e il mare, senza sosta alcuna, a tremare sulle nostre teste, sui destini di un milione e mezzo di persone che sono passate dalla tragedia di un assedio, alla catastrofe di bombardamenti che fanno dei civili il loro bersaglio predestinato. Il posto è avvolto dalle fiamme, cannonate dal mare e bombe dal cielo per tutta la mattina. Le stesse imbarcazioni di pescatori che scortavamo fino a qualche giorno fa in alto mare, ben oltre le sei miglia imposte da Israele come assedio illegale criminoso, le vedo ora ridotte a tizzoni ardenti. Se i pompieri tentassero di domare l'incendio, finirebbero bersagliati dalle mitragliatrici degli F16, è già successo ieri.
Dopo questa massiccia offensiva, finito il conteggio dei morti, se mai sarà possibile, si dovrà ricostruire una città sopra un deserto di macerie.
Livni dichiara al mondo che non esiste un'emergenza umanitaria a Gaza: evidentemente il negazionismo non va di moda solo dalle parti di Ahmadinejad. I palestinesi su una cosa sono d'accordo con la Livni, ex serial killer al soldo del Mossad (come mi dice Joseph, autista di ambulanze): più beni alimentari stanno davvero filtrando all'interno della Striscia, semplicemente perché a dicembre non è passato pressoché nulla, oltre la cortina di filo spinato tesa da Israele. Ma che senso realmente ha servire pane appena sfornato all'interno di un cimitero?
L'emergenza è fermare subito le bombe, prima ancora dei rifornimenti di viveri. I cadaveri non mangiano, vanno solo a concimare la terra, che qui a Gaza non è mai stata così fertile di decomposizione.
I corpi smembrati dei bimbi negli obitori invece dovrebbero nutrire i sensi di colpa, negli indifferenti, verso chi avrebbe potuto fare qualche cosa. Le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf sono passate su tutte le televisioni satellitari arabe, ma da queste parti nessuno si illude che basti il pigmento della pelle a marcare radicalmente la politica estera statunitense.
Ieri (venerdì, ndr) Israele ha aperto il valico di Herez per far evacuare tutti gli stranieri presenti a Gaza. Noi, internazionali della Ism, siamo gli unici a essere rimasti. Abbiamo risposto oggi (ieri, ndr) tramite una conferenza stampa al governo israeliano, illustrando le motivazioni che ci costringono a non muoverci da dove ci troviamo. Ci ripugna che i valichi vengano aperti per evacuare cittadini stranieri, gli unici possibili testimoni di questo massacro, e non si aprano in direzione inversa per far entrare i molti dottori e infermieri stranieri che sono pronti a venire a portare assistenza ai loro eroici colleghi palestinesi.
Non ce ne andiamo perché riteniamo essenziale la nostra presenza come testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto. Siamo a 445 morti, più di 2.300 feriti, decine i dispersi. Settantatré, al momento in cui scrivo, i minori maciullati da bombe. Al momento Israele conta tre vittime in tutto. Non siamo fuggiti come ci hanno consigliato i nostri consolati perché siamo ben consci che il nostro apporto sulle ambulanze come scudi umani nel dare prima assistenza ai soccorsi potrebbe rivelarsi determinante per salvare vite. Anche ieri un'ambulanza è stata colpita a Gaza City, il giorno prima due dottori del campo profughi di Jabaliya erano morti colpiti in pieno da un missile sparato da un Apache.
Personalmente, non mi muovo da qui perché sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Gli amici ancora vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono. Ore 19.33, ospedale della Mezza Luna Rossa, Jabaliya. Mentre ero in collegamento telefonico con la folla in protesta in piazza a Milano, due bombe sono cadute dinanzi all'ospedale. I vetri della facciata sono andati in pezzi, le ambulanze per puro caso non sono rimaste danneggiate. I bombardamenti si sono fatti ancora più intensi e massicci nelle ultime ore, la moschea di Ibrahim Maqadme, qui vicino, è appena crollata sotto le bombe: è la decima in una settimana. Undici vittime per ora, una cinquantina i feriti. Un'anziana palestinese incontrata per strada questo pomeriggio mi ha chiesto se Israele pensa di essere nel medioevo, e non nel 2009, per continuare a colpire con precisione le moschee come se fosse concentrato in una personale guerra santa contro i luoghi sacri dell'islam a Gaza.
Ancora un'altra pioggia di bombe a Jabaliya, e alla fine sono entrati. I cingoli di carri armati che da giorni stazionavano al confine, come mezzi meccanici a digiuno affamati di corpi umani, stanno trovando la loro tragica soddisfazione. Sono entrati in un'area a nord-ovest di Gaza e stanno spianando case metro per metro. Seppelliscono il passato e il futuro, famiglie intere, una popolazione che scacciata dalle proprie legittime terre non aveva trovato altro rifugio che una baracca n un campo profughi.
Siamo corsi qui a Jabaliya dopo la terribile minaccia israeliana piovuta dal cielo venerdì sera. Centinaia e centinaia di volantini lanciati dagli aerei intimavano l'evacuazione generale del campo profughi. Minaccia che si sta dimostrando purtroppo reale. Alcuni, i più fortunati, sono scappati all'istante, portandosi via i pochi beni di valore, un televisore, un lettore dvd, i pochi ricordi della vita che era in una Palestina perduta una sessantina di anni fa. La maggioranza non ha trovato alcun posto dove fuggire. Affronteranno quei cingoli affamati delle loro vite con l'unica arma che hanno a disposizione, la dignità di saper morire a testa alta.
Io e i miei compagni siamo coscienti degli enormi rischi a cui andiamo incontro, questa notte più delle altre; ma siamo certo più a nostro agio qui nel centro dell'inferno di Gaza, che agiati in paradisi metropolitani europei o americani, che festeggiando il nuovo anno non hanno capito quanto in realtà siano causa e complicità di tutte queste morti di civili innocenti.
Gaza: una guerra senza fine
IL SILENZIO DELLA RAGIONE
di Zvi Schuldine (da “Il Manifesto” del 03/01/09)
Le precise e intelligenti bombe israeliane continuano a piovere su Gaza ma non sanno rispondere a una semplice domanda: dove intendono portarci i nostri illuminati leader, tronfi dopo una settimana di una guerra di cui neanche i più accesi fan sanno gli obiettivi?
Sui media israeliani già compaiono i dubbi che nel 2006, durante la guerra del Libano, arrivarono molto più tardi e l'opinione pubblica, che in maggioranza appoggia l'attacco, dubita dei suoi risultati.
L'opinione pubblica. Questo significa che la leadership politica, prigioniera delle elezioni di febbraio, gira intorno alle reazioni viscerali di un popolo dimentico di quel che è successo solo ieri che esige, eccitato e pieno d'odio, una risposta immediata contro chi minaccia la sua esistenza.
Gaza come problema israeliano esisteva da molto prima dell'invenzione di Hamas. L'occupazione del '67 è una realtà brutale e costante che non si è interrotta nel 2005 con il ritiro unilaterale.
Nel '79 le forze d'occupazione israeliane cominciarono a stimolare settori islamici contrari all'Olp e ai comunisti. Lungimiranti come la Cia quando addestrava gli esiliati cubani o armava i mujaheddin per sloggiare i sovietici dall'Afghanistan. Il 4 novembre il ministro della difesa Barak ordinò un'azione militare contro i tunnel palestinesi che in teoria dovevano servire a preparare un'azione contro le forze israeliane. Da lì è cominciata l'escalation palestinese a cui oggi Israele risponde.
Bisogna essere chiari. Si deve fermare lo sfrenato attacco contro quasi un milione di civili israeliani, vittime non solo dei missili di Hamas ma, fondamentalmente, anche dell'infame politica di una leadership d'Israele sorda all'unica soluzione possibile: un accordo con la leadership palestinese di Gaza, negoziati diretti con Hamas. Il governo Olmert-Livni-Barak preferisce uno spietato bombardamento che provoca solo più morti e porta a un livello senza limiti l'odio e la disperazione. Si felicita per «i terroristi» uccisi e lamenta ipocritamente le «poche» vittime «collaterali». La deriva morale di quanti accettano i «morti necessari» si estende e corrompe ogni giorno di più tutta la società israeliana. Hamas con i suoi missili ha aiutato a costruire un'opinione pubblica israeliana che cerca solo vendetta e tutti, dall'estrema destra fino ai «moderati» del Meretz, marciano patriotticamente col governo.
Scrittori del Meretz noti come pacifisti - i «rabbini laici» - hanno giustificato l'inizio della guerra e ora chiedono di interromperla perché «abbiamo chiarito ai palestinesi che reagiremo con la forza ai loro attacchi». Sono gli Amos Oz che nel '91 facevano appello perché l'Europa entrasse nella prima guerra all'Iraq, e tanti altri che anche sulla stampa italiana continuano a recitare la parte dei «pacifisti realisti». La patria chiama. Allineati e coperti a destra. Alcuni con le parole, altri con la penna ed ecco svelata una volta di più la degenerazione dei «pacifisti moderati».
Oggi pomeriggio scenderanno per strada a Tel Aviv gli unici che hanno davvero i titoli per chiamarsi pacifisti. Diversi gruppi contrari all'opzione della guerra molto prima che essa scoppiasse porteranno la loro protesta contro la cieca e selvaggia politica del governo israeliano. Fra loro ci saranno quelli che reagirono alla farsa di Annapolis, che si oppongono all'occupazione di tutti i territori occupati nel '67, che negano il diritto di Israele di installare nuovi insediamenti in Cisgiordania, che si mossero per evitare la seconda intifada, che rifiutarono l'inesistenza di un partner palestinese per negoziare e non accettarono le menzogne di Sharon, dei suoi predecessori e successori.
Forse la manifestazione di oggi sarà forte su scala israeliana però sarà debole sulla scala di un'Europa ancora legata mani e piedi al carro di Bush, con un movimento pacifista debole e una sinistra impegnata a praticare ogni esercizio di divisione e auto-lesionismo anziché a dare una risposta contundente alla guerra e alla crisi capitalista. Queste voci dovrebbero essere oggi al nostro fianco, ma noi non le sentiamo.
DAL CONSIGLIO: piano di fusione/accorpamento di ENIA con IRIDE
RIFONDAZIONE DICE "NO"
Documento del Gruppo Consigliare PRC di Reggiolo (18/12/08)
Il voto del gruppo consiliare di Rifondazione sarà un voto contrario al punto che prevede l’approvazione dell’accorpamento tra Enia e Iride ed i conseguenti patti parasociali tra le nuove assemblee dei soci e le assemblee precedenti all’accorpamento.
La motivazione di questa nostra opposizione va ricercata soprattutto nel fatto che come al solito, sulle questioni di grande rilievo per la comunità e per il territorio, la sensazione è quella di discutere un punto già approvato in altre sedi, proprio in quelle sedi dove secondo noi non si garantirà un corretto sviluppo dei servizi territoriali in questione.
Già a suo tempo il nostro gruppo si oppose alla fusione di AGAC S.p.a., AMPS S.p.a. e TESA Piacenza S.p.a. con la quale si dava vita ad un nuovo soggetto che prevedeva la quotazione in borsa sul mercato azionario e quindi l’ingresso nel soggetto di capitale privato fino ad un massimo pari al 49,99% delle azioni del nuovo soggetto denominato ENIA S.p.a. , in quanto secondo noi, il gestore di importanti e tradizionalmente efficienti servizi legati al territorio dovesse rimanere totalmente pubblico e che un intervento privato non avrebbe giovato né ai lavoratori di tale soggetto né alle tariffe per i contribuenti.
Assolutamente non smentiti dai fatti, in quanto la precarizzazione dovuta ad una catena di subappalti non ha fatto altro che aumentare la precarizzazione degli operatori e la strategia della distribuzione dei dividendi agi azionisti non ha assolutamente rinfrancato le tasche dei cittadini, siamo contrari all’inglobamento di ENIA in IRIDE in quanto le condizioni appena lamentate andranno peggiorando poiché:
- la prima novità risiede nel fatto che all’articolo 9, denominato ‘’Partecipazione Pubblica’’ dello Statuto della nuova società è presente una frase chiave “[…] il capitale sociale della società deve essere detenuto in misura rilevante da enti pubblici […]”, scompare quindi di fatto l’obbligo, quanto meno, di un controllo pubblico determinato dall’impossibilità che soggetti privati possiedano più del 49,99% del capitale;
- IRIDE è un società quotata in borsa attiva nel settore delle ‘utilities’ la cui maggioranza del capitale non è gestita direttamente dai due comuni partecipanti (Genova e Torino), bensì da una Finanziaria Sviluppo Utilities posseduta dai comuni;
- da alcuni mesi ENIA, d’intesa con i soci di maggioranza, manifesta la volontà di aggregazione in virtù di un miglior posizionamento sui mercati e una migliore valorizzazione per gli azionisti, senza menzionare direttamente lo stato dei lavoratori e dei servizi erogati o delle tariffe;
- tra i punti di forza del nuovo soggetto ci sarà anche il settore idrico, e non vengono citate negli accordi di aggregazione punti che garantiscano il fatto che l’acqua in quanto bene comune non finirà per essere privatizzata;
- il sub-patto parasociale dei comuni della provincia di Reggio Emilia risulterà essere una voce flebilissima e le nostre ragioni, già ridimensionate con l’assetto di ENIA, spariranno del mare di assemblee e consigli d’amministrazione che si verranno a creare;
- l’accorpamento probabilmente determinerà un aumento di capitale, ma anche nuove poltrone e cariche che avranno “l’onere” di spartirselo, e in virtù della necessità nuova di sopravvivere in un mercato che fagocita e divora qualsiasi cosa, soprattutto in questa fase economica, i capitoli sui quali si risparmierà saranno i soliti, ovvero le condizioni di lavoro, i contratti e i salari degli operatori, la qualità dei servizi e le tariffe richieste ai cittadini.
Brunetta propone la pensione a 65 anni per le donne
DONNE TROPPO POCO SFRUTTATE
di Piero Sansonetti (da "Liberazione" del 16/12/08)
Il ministro Brunetta ha proposto di rinviare la pensione alle donne che lavorano. Attualmente possono smettere di lavorare a sessant'anni, Brunetta propone che sia tutto rinviato fino a 65.
Perché? Perché, come ha già detto anche l'Europa, è una ingiustizia questa delle donne che hanno un trattamento più favorevole rispetto ai maschi. Brunetta ha trovato sostegno dal Pd. La ministra ombra Vittoria Franco ha offerto la collaborazione dell'opposizione in cambio dell'approvazione, da parte della maggioranza, della proposta di legge del Pd sul lavoro delle donne.
Naturalmente nella proposta dell'on. Franco c'è un elemento di provocazione. Tuttavia a me sembra una offerta inopportuna. Perché? Semplicemente perché trovo davvero - me la passate, per una volta, questa parola? - «intollerabile» che un governo decida di affrontare una questione di ingiustizia e di diseguaglianza sul lavoro, e decida che la prima cosa da fare è togliere un «vantaggio» alle donne.
Non vi sembra una enorme bestialità? C'è qualcuno forse che ha dubbi sul fatto che le donne, non solo sul lavoro ma in ogni momento di organizzazione di vita della nostra società, siano svantaggiate?
Non è vero che se dovessimo trovare il modo di calcolare una specie di «Pis» (prodotto interno sociale, che comprenda l'insieme delle attività lavorative che sorreggono l'impianto della comunità civile) scopriremmo che quasi la metà di questo «Pis» viene dal lavoro offerto «gratuitamente» - lo scrivo due volte: gra-tui-ta-men-te - dalle donne in famiglia e fuori, nell'allevamento dei figli, nell'aiuto agli anziani, nello sfruttamento subito dai maschi?
E allora, di fronte a questa enorme ingiustizia, che si fa? Si dice loro: fannullone e privilegiate, la pensione a 60 anni ve la dimenticate! A me sembra che ci sia pochissimo da discutere. Bisogna solo mandare Brunetta a quel paese.
Dichiarazioni di Ferrero sullo sciopero del 12 Dicembre
LA LOTTA CONTINUA!
Sono davvero felice dell'ottima riuscita dello sciopero generale indetto oggi dalla Cgil e dai sindacati di base, sciopero cui ho partecipato a Pescara, regione alla vigilia di una importante prova elettorale e in cui stasera, a Chieti, chiuderò la campagna elettorale del Prc.
Adesso, però, rispetto allo sciopero generale e alla lotta al governo Berlusconi e ai suoi nefasti provvedimenti economici e sociali, bisogna proseguire, nelle lotte, e non fermarsi, per costruire una vertenza generale per uscire dall'attuale crisi economica a sinistra.
Ecco perché è necessario da un lato aumentare stipendi e pensioni e finanziare la spesa sociale attraverso la tassazione delle rendite e delle specculazioni finanziarie e una patrimoniale, dall'altro dare garanzia a chiunque perda il posto di lavoro della cassa integrazione.
Da questo punto di vista, penso non solo che sia profondamente sbagliata l'assenza del Pd dalle piazze e dagli scioperi di oggi, ma anche che questa assenza la dica lunga sulla suubalternità del Pd alle politiche di Confindustria e, di conseguenza, del governo.
Ecco perché penso che sia altrettanto urgente che la sinistra d'opposizione, soprattutto quella oggi extraparlamentare, si coordini e lavori assieme a partire da alcuni, semplici, punti programmatici per uscire a sinistra dalla crisi, invece di continuare a perdere tempo in inutili e politicisti cartelli e alchimie tutte e solo elettorali.
Sentenza shock sul G8 di Genova 2001
ANCHE SE VOI VI CREDETE ASSOLTI...
di Italo Di Sabato (Resp Naz. Osservatorio sulla Repressione del Prc/Se)
Dopo che la politica ha legittimato i vertici della polizia, responsabili delle mattanze a Genova nel luglio 2001, con le promozioni degli imputati e il rifiuto della commissione d’inchiesta, il tribunale di Genova, con la sentenza emessa nella tarda serata di giovedì 13 novembre, li ha assolti anche dalle responsabilità penali ed ha legittimato l’immunità delle forze dell’ordine da qualsiasi reato. Il tribunale di Genova ha sentenziato che chi spacca una vetrina è stato punito con dieci anni di carcere (nel processo a 25 manifestanti, concluso in primo grado nel dicembre scorso), mentre i maltrattamenti e le torture sui detenuti a Balzaneto, la mattanza alla Diaz non hanno responsabili e mandanti .
Se la sentenza di luglio, relativa alle violenze e torture compiute dalle forze dell’ordine nei confronti di centinaia di giovani inermi all’interno della caserma di Bolzaneto, era sembrata un vero e proprio colpo di spugna, la sentenza riguardante la sanguinosa irruzione delle forze dell’ordine all’interno della scuola Diaz riesce a fare perfino di peggio assumendo il carattere di una vera e propria amnistia.
Nonostante nel corso del processo siano state dimostrate in maniera incontrovertibile le responsabilità degli agenti, sia per quanto riguarda le violenze gratuite nei confronti dei giovani che dormivano all’interno della scuola Diaz, sia in merito alla falsificazione delle prove consistenti in bombe molotov, picconi e spranghe portati sul posto dagli stessi poliziotti al fine di giustificare con l’inganno il proprio operato, la sentenza emessa dal Tribunale di Genova è di quelle da lasciare basito chiunque sia stato in grado di percepire la gravità degli accadimenti.
Mi piacerebbe sentir dire, da quei politici che un giorno sì e l’altro pure, disquisiscono di giustizia avendo in testa soltanto le immunità castali da una parte e la lotta alla microdelinquenza dall’altra, cosa pensano di questa vergognosa sentenza. Ma la politica, non da oggi, su Genova tace, e anche quando ha parlato non ha mai capito, e quando ha capito ha voluto archiviare, il valore paradigmatico che quei due scempi della Diaz e di Bolzaneto avevano e hanno per le sorti del nostro stato di diritto. Forza bruta contro legalità. Eccezione contro regola. Sospensione dei diritti fondamentali in uno spazio affrancato da ogni garanzia e ogni convenzione.
A Genova non fu questione di un po’ d’eccesso nella repressione di un movimento. A Genova fu sospeso lo stato di diritto, anzi, fu sperimentato che sospendere lo stato di diritto è possibile, senza che il potere politico sia chiamato a risponderne e senza che ne paghi alcuna conseguenza. Immunità per tutte le alte cariche dello Stato, conquistata sul campo molto prima che in parlamento.
Alla luce di questa sentenza che ha “graziato” i responsabili dei gravissimi fatti di sangue (ancora più gravi in quanto compiuti da coloro che dovrebbero far rispettare la legge) accaduti durante il G8 di Genova del 2001, non mi stupisce più di tanto constatare come il poliziotto Spaccarotella, responsabile dell’assassinio di Gabriele Sandri, avvenuto un anno fa all’interno del parcheggio di un autogrill, nonostante l’imputazione di omicidio non sia stato sospeso dal servizio e neppure abbia subito alcun procedimento disciplinare. Non resta che prendere coscienza del fatto che le forze dell’ordine, anche quando sbagliano, rispetto alla legge continuano a rimanere “più uguali” rispetti a tutti gli altri.
“Disoccupate le strade dai sogni ed arruolatevi nella polizia” cosi cantava Claudio Lolli dopo le giornate del marzo bolognese del 1977. E’ questo quello che ci vuole dire la sentenza di Genova. Ma si sbagliano se pensano di aver calpestato la nostra testardaggine per la verità e la giustizia. Le tragiche giornate del luglio 2001 rimarranno impresse dentro di noi. Lo schifo per questo potere ancora di più.
Il decreto Gelmini incassa la fiducia del Senato
LA SCUOLA PUBBLICA VA AL TAPPETO
Da Nord a Sud il mondo scolastico ha assunto le fattezze di un movimento unico battezzato in questi giorni “onda anomala”. Contestazioni, sit-in, proteste, lezioni pubbliche ed occupazioni si sono susseguite nei giorni scorsi in un crescendo continuo. A scatenare tutto questo, l’ennesima riforma sull'istruzione disegnata e difesa a spada tratta dal Ministro Gelmini, In agenda: forte riduzione delle risorse (- 8 miliardi di euro), tagli ai posti di lavoro, riduzione dell’orario scolastico, ritorno al maestro unico, ripristino del voto in condotta, trasformazioni delle scuole in fondazioni.
Il quadro che ne scaturisce è drammatico tanto da far dichiarare “morta” la scuola italiana (pubblica s’intende) che già da tempo non godeva certo di buona salute. La scuola rinuncia al suo aspetto educativo per diventare “fabbrica di precari” asservita ad industriali ed economisti. E’ una scuola che si fa sempre più specchio della società odierna: diseguale, autoritaria, classista, gerarchica.
Per contrastare tutto questo si è reso necessario sviluppare la più ampia manifestazione di questi ultimi tempi. In prima linea sono scesi studenti, insegnanti, ricercatori, personale ausiliario e genitori.
Ieri, il 29 Ottobre, il ddl Gelmini è stato approvato dal Senato tra le più accese polemiche di coloro che, appartenenti al mondo della scuola, hanno atteso invano una sua bocciatura all’esterno dell’aula di Palazzo Madama.
Ma la lotta non si deve arrestare, è stato annunciato che le proteste proseguiranno in tutta Italia. Ora serve una mobilitazione di tutti, appartenenti al settore e non, per sostenere la campagna referendaria per l’abrogazione di questa arrogante legge medievale.
Metti una firma per il Referendum contro il Lodo Alfano
LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI
Il Lodo Alfano (legge 124/08 del 23 luglio 2008), dal nome del Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi IV, è un disegno di legge presentato dall'omonimo ministro nel Giugno 2008 che prevede la sospensione di ogni tipo di procedimento penale a carico delle 4 più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio dei Ministri, sulla base del precedente Lodo Maccanico-Schifani, presentato nel 2003 e dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004.
Riteniamo tale atto non solo anticostituzionale e antidemocratico, poiché pone alcune figure al di sopra della legge ledendo il principio di “ugualglianza dei cittadini” sancito dalla Costituzione Italiana, ma risulta tanto più odioso se si pensa che è stato approntato ad hoc per proteggere il Cav. Berlusconi dalle azioni giudiziarie in corso.
Ricordiamo che il Lodo Alfano costituisce un unicum nel panorama politico europeo, in cui l'immunità è prevista in genere solo per i parlamentari e comunque limitatamente all'esercizio delle loro funzioni.
Rifondazione Comunista sostiene il Referendum contro il Lodo Alfano promosso da Di Pietro (Italia dei Valori) sceso in piazza per primo l'8 luglio 2008, invitando tutti i cittadini a recarsi presso uno dei banchetti per la raccolta firme in modo da misconoscere questa sciagurata legge ad personam.
La manifestazione dell'11 Ottobre a Roma
TORNA RIFONDAZIONE COMUNISTA
di Piero Sansonetti - (Liberazione del 12/10/08)
Un bel sospiro di sollievo. E’ stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo.
Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che
l’opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora.
Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E’ finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all’attacco, si torna a far politica.
Qual è l’urgenza, qual è l’obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo
porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E’ una battaglia
dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell’editoriale
de il manifesto, e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta - o tutt’al più sorridente, ma priva di iniziativa - di fronte alla più formidabile
crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?
Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa
spinta ieri c’era. C’era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po’ imbarazzato, un po’ incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a
partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.
Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l’anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l’anima fortemente «comunista». Però c’erano anche gli
altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L’impressione ieri è stata che queste due anime ancora si
scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.
DOPO ELEZIONI: Sconfitta pesante della Sinistra
RIPARTIAMO DA ZERO
L'urna ha decretato la sconfitta della Sinistra Italiana. Alle elezioni del 13-14 Aprile la Sinistra - L'arcobaleno non ha raggiunto nemmeno il 4%. La sconfitta è netta e pesantissima. Su di noi ricadono le colpe maggiori: la fretta nell'aver costruito il nuovo soggetto ed il non aver compreso fino in fondo il malessere globale dell'elettorato. Il PD non è però indenne da colpe. Il leit-motiv del voto utile ha pesato come un macigno sottraendo inutilmente voti al nostro elettorato (poichè sul colle siede ancora Berlusconi).
Ora non è però tempo di commiserarsi ne di gettare i remi a mare. Bisogna riflettere, raccogliere i cocci e ripartire da zero. Occorre tornare a fare politica, quella vera. Occorre farlo nelle strade, nelle piazze, tra la gente. E' necessario restare compatti, affrontare insieme questa nuova sfida, perchè l'Italia e gli italiani hanno bisogno di una Sinistra che li rappresenti.
Reggiolo: Risultati Elezioni 13-14 Aprile (Camera)
Reggiolo: Risultati Elezioni 13-14 Aprile (Senato)
Domenica 24 Febbraio, ore 9:30 - Hotel Classic, V. Pasteur 121/G - RE
FAUSTO BERTINOTTI
APRE LA CAMPAGNA ELETTORALE
Il candidato Premier di "La Sinistra, l'Arcobaleno" interverrà ad un incontro sul tema del lavoro.
Comunicato del Circolo PRC di Reggiolo
LE COLPE DEL FALLIMENTO DELL'UNIONE
E IL FUTURO DELLA SINISTRA
Sabato 16 Febbraio 2008 il Circolo PRC di Reggiolo celebrerà, per il sesto anno consecutivo, la Festa del Tesseramento. Informazioni più dettagliate nella sezione "Feste e Iniziative"
Giovedì 24 Gennaio 2008
LA CADUTA DEL GOVERNO PRODI
di Angela Mauro (Liberazione del 25/01/08)
Morto Prodi se ne fa un altro? Il dibattito è in corso, anche a sinistra. Ma, alla luce della sfiducia al governo pronunciata dall'aula del Senato, un punto è più che chiaro per il segretario del Prc Franco Giordano. “Dal ventre molle del centro moderato, con una classica operazione di volgare trasformismo, si è voluta chiudere l'esperienza di questo governo”. Il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche che hanno fermato sul nascere le pur fievoli intenzioni del governo Prodi di dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, i poteri forti confindustriali che hanno bloccato le speranze di scatto in avanti nelle politiche economiche e sociali, infine l'Udeur di Mastella che, con una delle sue tipiche giravolte, ha dato il colpo di grazia alla breve e faticosa esperienza di governo del centrosinistra. Tutta “zavorra che ha impedito un rinnovamento del paese, attraverso il sistematico svuotamento del programma concordato”, dice Giordano.
Forze, continua, che sono “incompatibili per l'oggi e per il domani a ogni ipotesi di governo alternativo della società italiana”. Il segretario di Rifondazione esorta a verificare “ora se ci sono le condizioni per concordare, in un breve e delimitato lasso di tempo, una legge elettorale sulla base del sistema tedesco” e rilancia sul processo unitario a sinistra “per dare ai giovani e ai lavoratori una rappresentanza reale e una speranza concreta di trasformazione”.
Votare la fiducia al governo è stato semplice e anche scontato per la sinistra (ad eccezione dei parlamentari di Sinistra Critica, Turigliatto al Senato e Cannavò alla Camera, che hanno votato no). E' certamente più complicato insistere compatti sul nome di Romano Prodi quale guida di un nuovo "governo per le riforme" (l'ex premier stesso si è implicitamente dichiarato disponibile intervenendo a Palazzo Madama, promettendo rimpasti e riforme). Già prima che scattasse l'ora x nell'aula del Senato, le diplomazie della sinistra si sono messe al lavoro per comporre una delegazione unitaria al Quirinale, prevedendo - conti alla mano - la caduta del governo e conseguenti consultazioni dei partiti da parte del capo dello Stato. L'idea di parlare a Giorgio Napolitano con una sola voce è stata lanciata giorni fa da Fabio Mussi e Giordano (che avrebbe voluto uno speaker unico della sinistra già nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo a Montecitorio). Ma la distanza con gli altri due partners del processo unitario è tanta, particolarmente cocente ora che l'esecutivo dell'Unione non c'è più. “Siamo lontani...”, ammette anche il capogruppo del Prc in Senato Giovanni Russo Spena. E, come avviene ormai da diversi mesi, la distanza si misura a partire dalla discussione sulla nuova legge elettorale, allargandosi poi alle preferenze sul governo che dovrà gestire la fase delle riforme prima del ritorno alle urne, come auspica Napolitano.
Per Verdi e Pdci, che nella protesta contro la bozza Bianco (ferma in Senato) hanno trovato in Prodi il loro protettore, non esiste altro premier all'infuori del professore. “E' quello il nome che faremo al capo dello Stato”, dice senza perifrasi Alfonso Pecoraro Scanio in Transatlantico a Palazzo Madama. “Siamo indisponibili a qualunque soluzione che snaturi la nostra coalizione”, dice Oliviero Diliberto che non ammette alcun “governo istituzionale, tecnico, di larghe intese o di altra natura”. Piuttosto, chiede “elezioni anticipate”. Quanto alla composizione di una delegazione unitaria della sinistra, il leader dei Verdi segnala la sua disponibilità a patto che “ci sia una posizione comune”.
A guardare l'apprezzamento dichiarato fin dall'inizio da Rifondazione per la bozza Bianco - seppur con l'iniziale richiesta di modifiche in parte accolte - di posizione comune, in queste ore, non ce n'è nemmeno l'ombra. E sul nome del prossimo "premier a tempo", la posizione del Prc è più duttile rispetto ai Comunisti Italiani e Sole che ride. «La priorità è fare le riforme», sostiene Russo Spena. E per “evitare fraintendimenti”, chiarisce che “per il Prc non esiste una ipotesi di governo di coalizione Fini-Berlusconi-Veltroni, ventilata da qualcuno: siamo pronti ad avversarla in ogni modo”. Diverso è l'atteggiamento di fronte a un "governo istituzionale a tempo", ipotesi “non impossibile” per il capogruppo, “se dura il tempo di realizzare la legge elettorale”. D'accordo anche Mussi, che non vuol sentir parlare di “governi istituzionali di larghe coalizioni e di lunga durata”. Ipotesi “improbabile e non desiderabile», stigmatizza il leader di Sd dopo il verdetto del Senato. In alternativa? «Valuteremo freddamente domani”.
ll punto fermo di Sd lo spiega, da giorni, Cesare Salvi. Sì a un governo breve per fare le riforme, ma a una condizione: “Non si pensi di varare una legge elettorale che vada bene solo a Veltroni e Berlusconi”, dice il capogruppo degli ex diesse al Senato. Per chiarire: a Sd la bozza Bianco va bene così com'è, non si pensi di cambiarla introducendo un premio di maggioranza che - è il ragionamento - favorirebbe il cosiddetto "voto utile" per il candidato più forte, a danno dei partiti minori. L'auspicio di Sd è che la stessa granitica posizione sia condivisa in toto anche da Rifondazione, che a sinistra è la forza più in filo diretto con il leader del Pd nel dialogo sulla legge elettorale.
Dentro Rifondazione, la discussione sul futuro entrerà nel vivo domani, nella riunione di direzione, esecutivo e gruppi parlamentari convocata martedì scorso. “Il futuro è peggiore di un presente pur non splendido”, prevede Rina Gagliardi nel dibattito in aula prima del voto al Senato. Perchè è vero che a sinistra non si scoppia di felicità per i risultati del governo Prodi, ma è anche vero che il dibattito che si aprirà sui futuri scenari, prima del ritorno alle urne, è complicato.
Finanziaria 2008
SPESE MILITARI +9,4%... COSI' NON VA!
Anche in questa Finanziaria le Forze Armate hanno a disposizione sempre più risorse.
Per il primo anno del Governo Prodi le previsioni di spesa per la Difesa (finanziaria, bilancio difesa, missioni internazionali, programmi sistemi d'arma) arrivava a 21 miliardi e 364 milioni di euro facendo registrare un aumento del 13% rispetto al Governo Berlusconi, quest'anno quasi del 10% (+23% in 2 anni).
La Finanziaria 2008, infatti, stanzia per le stesse voci di spesa oltre 23 miliardi di Euro: oltre ai 20 miliardi e 900 milioni in bilancio e al miliardo di euro di finanziamento (iscritto al bilancio del ministero dell'economia) delle missioni militari, c'è un altro miliardo e 300 milioni in finanziaria per i costi degli Eurofighter, delle fregate Fremm, gli arsenali militari, le maggiori indennità dei soldati professionisti, ecc. Il tutto porterebbe ad una spesa per il 2008 di 23 miliardi e 281 milioni di euro (+9,4%).
Pare lecito chiedersi se sia questo il modo per attuare il programma dell'Unione che prometteva iniziative per la riduzione della spesa per gli armamenti mentre, a tutt’oggi, risultano essere l’unico capitolo a non essere toccato dai tagli alla spesa pubblica.
Reggiolo: la maggioranza mostra il suo vero volto
AL VARO L'ESTERNALIZZAZIONE GLOBALE DELLA CASA PROTETTA COMUNALE
(Roberto Sironi e Elisa Brazzi - 09.11.07)
Il giorno 05/05/2005, Fabrizio Riccò, capogruppo della maggioranza in Consiglio Comunale a Reggiolo, per mezzo di un O.d.G. impegnava: “Giunta, Sindaco e Consiglio Comunale a […] 4) escludere il ricorso all’appalto globale del servizio di Asilo Nido; 5) escludere il ricorso all’appalto globale del servizio di Casa Protetta […]”
In data 06/11/2007, all’ Albo Pretorio del Comune è stato affisso il verbale di Deliberazione n° 89 della Giunta avente come oggetto gli “indirizzi operativi in merito alla gestione della Casa Protetta Comunale” che, di fatto, risulta essere in palese contrasto con gli impegni assunti dall’Amministrazione 2 anni fa.
Si tratta di pura demagogia ritenere che rimanga un controllo pubblico, quando saranno affidati in toto al soggetto terzo i seguenti servizi:
- fornitura delle attività di assistenza tutelare;
- fornitura del coordinamento di assistenza tutelare;
- fornitura di assistenza infermieristica;
- fornitura delle attività di fisioterapia;
- fornitura delle attività di pulizia e guardaroba;
- gestione dell’immobile.
All’amministrazione non resterà che la proprietà degli stabili, la possibilità di stabilire e riscuotere le rette, i rapporti con l’ASL.
Rifondazione non sbagliava nel temere che la strada imboccata dalla maggioranza avrebbe portato ad un’imminente e completa esternalizzazione del servizio di Casa Protetta.
Volete scommettere che il prossimo impegno sull’agenda dell’Amministrazione riguarderà “gli indirizzi operativi in merito alla gestione dell’Asilo Nido?”
Il gruppo consigliare del PRC ha presentato una interpellanza per chiedere spiegazioni in merito alla questione.
Aperitiv Ròss
Sabato 10 Novembre, il circolo PRC di Reggiolo organizza un aperitivo con buffet (a partire dalle 17:00 in poi) per passare qualche ora in compagnia. Sottoscrizione € 5,00.
Depositata un'interrogazione in Comune da parte del nostro gruppo consigliare
Buon viaggio Luca!
Sabato 6 Ottobre, a causa di un incidente stradale, è venuto a mancare Luca Giacometti, chitarrista dei Modena City Ramblers.
Dinnanzi a questo lutto tragico ed improvviso, i compagni del Circolo PRC di Reggiolo desiderano stringersi intorno a famiglia ed amici, lasciando che sia, per una volta, il silenzio a parlare.
20 Ottobre 2007: Manifestazione Nazionale a Roma
Il Circolo PRC di Reggiolo sta organizzando un pullmino per chi volesse partecipare alla Manifestazione. Coloro che desiderano aggregarsi sono gentilmente pregati di contattare il nostro circolo o di inviarci quanto prima una E-mail.
Leggi e scarica il documento contenente la posizione di RC in merito ai temi della nuova legge Finanziaria, le Pensioni ed il Precariato.
Caricate le foto della Gita a Castell'Arquato-Vigoleno e di Festa Protesta2. Per visionarle cliccare sulla sezione "Foto Gallery"
01-09 SETTEMBRE: Gestione della Pizzeria "Millenaria" all'interno della Fiera di Gonzaga (MN). Per ulteriori informazioni visitare la sezione "Feste"
1° MAGGIO: Festa al circolo di Via Roma con garofani rossi (offerta libera) e aperitivo a buffet.
APRILE: Depositate in municipio, da parte del nostro gruppo consiliare, 4 nuove interpellanze.
ACQUA PUBBLICA: FIRMA!
Presso il nostro circolo si può depositare la firma a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la gestione pubblica dell'acqua.
Ricordiamo che possono firmare solo i maggiorenni residenti nel comune di Reggiolo.
Reggiolo: quotazione di ENIA S.p.A. sul mercato azionario
LE RAGIONI DEL NOSTRO NO
(Roberto Sironi e Elisa Brazzi - 16.03.07)
Giovedì 15 Marzo 2007 è approdato in consiglio il punto che prevedeva la quotazione di Enia s.p.a sul mercato azionario. Il nostro giudizio negativo in merito alle coordinate complessive di questo O.d.g è riassunto nelle motivazioni qui sotto elencate:
1. Rifondazione si è battuta in questi anni perché nascesse una multiutilities pubblica regionale. Non lo abbiamo fatto in maniera isolata: in questa direzione si sono espresse alcune forze sociali (tra cui la Cgil); altre forze politiche della sinistra di alternativa; così si esprime lo stesso programma di tutta la coalizione presentato da Vasco Errani in occasione delle ultime elezioni regionali. Perché noi – insieme ad altri – abbiamo insistito e insistiamo in questa direzione? Perché una multiutilities pubblica su base regionale può essere uno strumento adeguato e affidabile di “traduzione” omogenea su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna delle politiche programmatorie e di gestione di beni comuni quali acqua, ambiente, energia, rifiuti; può essere uno strumento accessibile e adeguato per gli enti locali e per le comunità locali. Insomma, può portare con sé un segno esattamente opposto alla scelta della quotazione in Borsa; laddove in questo caso si va verso un allontanamento dal territorio, noi proponiamo al contrario un legame forte. Ad oggi però questa prospettiva manca e non vi sono certezze in proposito.
2. Sarebbe stato necessario un forte ed articolato confronto in merito a questo passaggio non solo fra i partiti e le coalizioni nelle diverse realtà territoriali, ma in maniera più estesa attraverso il coinvolgimento delle forze sociali e della collettività. Abbiamo invece l’impressione che, fin dal suo inizio, questa discussione sia stata più sensibile al tema del mercato e della convenienza economica che al tema della politica collegata al territorio.
3. L’idea secondo la quale, attraverso la quotazione in Borsa, entra un socio privato che – semplicemente- porta nuove e maggiori risorse economiche è fuorviante. Attraverso la quotazione in Borsa viene modificato e ridotto lo spazio decisionale e l’incidenza dei Comuni; viene rafforzato in maniera significativa il peso dei mercati finanziari e del guadagno economico. Per il socio privato sarà interessante investire come è stato fatto in questi anni sulla rete idrica portando l’acqua ovunque ed intervenendo per la riduzione delle perdite e migliorando continuamente la depurazione? Oppure non sarà più conveniente investire nel settore dell’energia e sui rifiuti, magari bruciandoli? Sarà ancora interessante e conveniente investire sulla raccolta differenziata dei rifiuti recuperando materia ed evitando sprechi? Al socio in borsa che questa azienda si avvia ad acquisire interesserà di più vendere acqua ed energia per produrre guadagno che non risparmiarli come invece si dovrebbe fare nell’interesse dell’ambiente e quindi delle risorse del nostro territorio. Abbiamo da questo punto di vista l’esempio di Hera che, da quando è stata quotata in Borsa, investe nella realizzazione di termovalorizzatori ed ha una percentuale di raccolta differenziata inferiore alla previsione regionale del 40%, oltre ad avere ridotto il contatto con il pubblico e a veder aumentare in maniera esponenziale – cifre alla mano – il numero dei reclami da parte dei cittadini, che soprattutto lamentano la distanza del nuovo gestore dalle proprie necessità, dal proprio territorio.
4. In questo quadro riteniamo centrale provvedere almeno allo scorporo dell’acqua per consentirne in ogni caso una gestione totalmente pubblica. Anche in questo caso non ci sentiamo certo isolati: il programma dell’Unione a livello nazionale fa riferimento alla necessità di definire l’acqua come bene comune non privatizzabile in alcun modo, e la discussione sul decreto Lanzillotta – peraltro illegittimo rispetto alla giurisprudenza europea - verte in buona parte su questo aspetto. Come pure è in campo un vasto movimento che vuole affermare a sua volta l’acqua come bene pubblico. Accorpare la gestione dell’acqua in un contesto più complesso come quello che si profila, significa esattamente farne l’anello più debole proprio perché rappresenta un ambito poco profittevole. Perciò, chiediamo almeno che i Comuni si esprimano perché, alla fine del periodo transitorio in essere in base alle leggi regionali e nazionali, si opti per una gestione integralmente pubblica attraverso un affidamento in house ad una società appunto totalmente pubblica.
5. Tra i fattori negativi dobbiamo certamente aggiungere – nello statuto – la presenza di un forte potere attribuito al consiglio di amministrazione a discapito dell’assemblea dei soci e quindi dei comuni; noi chiediamo non solo un riequilibrio, ma chiediamo che il piano industriale di Enìa venga discusso nei Consigli Comunali proprio perché crediamo al ruolo programmatorio svolto dagli enti locali. Inoltre chiediamo che il peso del singolo socio privato, indipendentemente dalle azioni possedute, non pesi oltre il 2% in assemblea, così da rendere, per quanto possibile, meno condizionabile e meno “scalabile” la società.
A conclusione del nostro intervento è stato fatto mettere a verbale il testo di un o.d.g. proposto dal nostro gruppo per il quale non è stato
possibile procedere ad una votazione immediata. Il nostro gruppo consigliare si riserverà di presentarlo in futuro.
Reggiolo: votato dalla maggioranza un Bilancio di Tasse
PEGGIO DI COSI'...
(Roberto Sironi - 24.02.07)
Giovedì 22 Febbraio si è tenuto a Reggiolo il consiglio comunale. L’argomento più rilevante è stato l’approvazione del Bilanco 2007 (ritirato dall’odg del consiglio precedente dinnanzi ad una richiesta pressante dei sindacati).
Una legge ignobile concede alla coalizione Ds-Margherita un assoluta incontrastabilità in consiglio, tanto da far stare talmente tanto tranquilli i consiglieri di maggioranza che di solito, durante l’acceso dibattito, sfogliano amabilmente giornali, discutono di calcio e merletti, e, in un frequentissimo caso, sognano… non metaforicamente parlando.
E’ stato approvato, con i soli voti della maggioranza, uno dei più brutti bilanci che si possano ricordare da quando Rifondazione è seduta al tavolo del consiglio.
Addizionale Irpef che si impenna (a detta del sindaco significherà per un reddito medio un incremento di prelievo di 60 euro…bazzecole!); Tassa sui rifiuti che cresce dell’ormai solito 5%, con uno strano sistema (che ancora non abbiamo compreso), in virtù del quale ogni anno Sabar S.p.a. fa utili, i comuni soci si accaparrano i dividendi ed i cittadini invece di ottenere benefici pagano più tasse (c’è qualcosa che non mi convince); un sacco di soldi poi, oltre un milione di euro, inseriti, invece che per calmierare il prelievo fiscale, alla voce “investimenti” (non proprio logica come decisione).
La gravità e che di fronte alle proposte avanzate dal nostro gruppo nessuno fa una grinza (mentre le stesse richieste fatte dal sindacato, che minaccia uno sciopero, vengono non solo ascoltate ma anche adottate) anzi, chi non è occupato in altri affari più nobili e chi non sta dormendo, ci risponde in maniera ostrogota, farfugliando le solite frasi fatte del tipo: “siamo con l’amministrazione” e “per noi è un buon bilancio”, ecc., senza però addurre motivazioni sensate glissando le nostre domande o richieste. Insomma il veleno ha raggiunto anche i capillari più lontani dal cuore.
Solo due parole: BASTA!!! – AIUTO!!!.
Tutti in carrozza!!! I Giovani Comunisti del Circolo di Reggiolo aderiscono alla manifestazione per la pace e contro le servitù militari sul suolo italiano indetta per il 17 Febbraio a Vicenza. L'evento, ancora in fase
di definizione, inizierà alle ore 14:30 dal piazzale della Stazione.
Il punto di ritrovo è fissato per le ore 10:30 davanti alla sede del Circolo. Si raccomanda la massima puntualità!
Basi militari e rifinanziamento alle missoni estere
NO GRAZIE!
(Andrea Grandi - 21.01.07)
Se è vero che l’imperativo è (era) tenere insieme una maggioranza troppo eterogenea pronta a cadere a pezzi ad ogni stormir di fronde (al solo scopo di scongiurare l’ipotesi sempre più latente di un ritorno al passato), è altrettanto vero che risulta inaccettabile sacrificare ogni volta la propria identità politica in nome di un presunto “bene” comune che rischia di spezzare una corda già troppo tesa.
Sì perché è proprio di questo che si sta parlando. Il parallelismo tra la questione Vicenza-Dal Molin e il rifinanziamento della missione in Afghanistan sta portando alla luce un duplice aspetto.
Il primo riguarda esclusivamente il tema della pace, della volontà e della necessità di un popolo di ribadire un concetto fondamentale sancito espressamente dall’articolo 11 della nostra Costituzione.
Ecco perché “l’antiamericanismo” sbandierato in questi giorni risulta fuori luogo ed al tempo stesso inopportuno.
Non è il fatto che sia una base americana a dare fastidio, nonostante gli americani si ergono sempre più a paladini del mondo convinti che solo loro abbiano il diritto di mettere in ordine i disordini del pianeta (a suon di bombe naturalmente!).
A dare fastidio è il fatto che sul suolo italiano ci siano una o più basi, a poco importa poi se esse siano americane, spagnole o francesi. Il punto è che coloro che credono in un reale processo di pacificazione tra i popoli fanno fatica a giustificare l’esistenza di tali luoghi. Figuriamoci poi se si tratta di un allargamento unito alla conversione di un aeroporto civile in uno militare in un territorio che ormai registra un vero e proprio proliferare di basi Nato e Usa.
Stessa cosa per la missione in Afghanistan. Crediamo che la strada da percorrere sia il ritiro di tutte le missioni italiane all’estero (Libano compreso) per dare avvio ad un vero processo che non preveda l’uso di militari e tanto meno di armi.
E’ doveroso sottolineare un piccolo dato numerico significativo quale l’aumento delle spese militari rispetto all’anno scorso (quindi al Governo precedente) per rendersi conto che quell’inversione di tendenza tanto auspicato dal popolo della pace altro non è che un miraggio.
Il secondo punto è invece squisitamente politico e riguarda la credibilità di quei partiti della sinistra radicale (tra cui anche Rifondazione) che sempre più vittime dei ricatti prodiani stenteranno a convincere nuovamente gli elettori, poiché rischia di venire sempre meno quella coerenza di fondo che personalmente ritengo essere stata sempre un punto di forza del nostro partito, sebbene sia stata causa in passato di situazioni non poco dolorose.
In questa situazione è facile intuire che ciò che prevale è un sentimento di delusione, di sconforto, di rabbia, verso coloro che attualmente sono al governo grazie al voto di quegli italiani che speravano nel mantenimento delle promesse pre-elettorali.
Un governo che giorno dopo giorno sta deludendo le aspettative del popolo della Sinistra e che sta facendo poco o nulla per avvalorare l’idea che la sinistra sia cosa diversa dalla destra.
Ecco perché crediamo sia arrivato il momento di compiere delle scelte precise e Rifondazione non può tirarsi di certo in dietro… costi quel che costi.
E’ ora di scegliere la PACE!
L'anno nuovo ha portato i primi impegni del Partito a cui non
bisogna proprio mancare: la 5° cena del tesseramento a fine mese e la gita ai colli piacentini in primavera.
Per maggiori informazioni sugli eventi consultare la sezione "Feste/Iniziative".
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